Sicurezza
La “Caccia alla volpe” è un meraviglioso volo in mongolfiera
In viaggio da Capannori insieme al Team 2 di Vicoforte che ha gareggiato nella famosa competizione di palloni
LUCCA. Provate a ricordare l’ebbrezza che ci investe nell'istante in cui, preso posto su un aereo, ci opponiamo alla gravità e ai limiti stessi dell’uomo. Pensate all'appagamento che ci avvolge quando, in barca a vela, lasciamo che le onde, naturalmente, ci cullino con eleganza e ostinazione. Ripercorrete quel senso di torpore, di pace interiore, di dolce e allietante silenzio: quel velo di curiosità e mistero che si para davanti agli occhi quando osserviamo, da un’altra prospettiva, qualcosa in cui siamo sempre e solo passati attraverso. E incontrate di nuovo, dentro di voi, quel momento, nella vita, in cui non vi siete più curati di nulla. Immaginate tutto questo. E tutto insieme. Trovare qualcosa in grado di condensare, in un’unica esperienza, sensazioni tanto intense, non è affatto facile e scontato, ma il mosaico di emozioni che porta con sé un volo in mongolfiera, ci va davvero molto, molto vicino.
Lo sanno bene i numerosi passeggeri che, in occasione della Festa dell’Aria 2015, promossa dal comune di Capannori in collaborazione con aeroporto di Capannori, Aero Club Carlo Del Prete Lucca e fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, hanno deciso di regalarsi una pausa su uno dei palloni partecipanti alla famosa competizione, “Caccia alla volpe”.
Anche di domenica, prima delle 7, in pista fervono i preparativi. Ognuno al proprio posto, ognuno con qualcosa da fare: fra i membri dell’equipaggio delle mongolfiere in gara, non si perde tempo. Riparati, nei giubbotti coordinati, scaricano il necessario. L’aria settembrina schiaffeggia prepotente chi è provato dalla fatica del giorno precedente e, meglio di un caffè, manda via il sonno e la stanchezza. Il vento è buono, le condizioni meteo favorevoli. Pronti per la nostra esperienza, veniamo affidati al Team 2. Il nostro, è il colore verde acido, proprio come il pallone che i ragazzi di Vicoforte, Guido Mancardi e Giuseppe Badino, guidati dal pilota Giuseppe Forgione, si apprestano a srotolare.
Duemiladuecento metri cubi di nailon per, circa, trenta metri di altezza. Poco più in là notiamo “la volpe”, la mongolfiera guidata dal direttore di gara John Aimo che dovrà partire prima di tutte. Il sole si appresta a sorgere regalando vividezza a quel prato variopinto. A terra, infatti, ormai tutti i partecipanti hanno posizionato l’occorrente. Si allestiscono le ceste con le bombole e si collegano ai grandi palloni, poco prima di imprimere loro il movimento con gli appositi ventilatori. Inserirvi all'interno la struttura con il gas, così diventa più semplice. Il calore delle fiamme li gonfia, a poco a poco, poi sempre di più. E quelle masse, dapprima informi, si trasformano, in men che non si dica, in spettacoli a cielo aperto. Una volta sopra decidere la direzione non è possibile, ma complici e vittime di un vento variabile, non possiamo far altro che lasciarci spingere e accompagnare. Facoltà del pilota, è decidere l’altezza, regolata dalla temperatura del gas sprigionato. Soltanto dopo cinque minuti dal decollo della Volpe, gli altri possono partire. L’obiettivo è individuare la croce di dieci metri che questa, scendendo, depone a terra. È lì che i partecipanti devono lanciare il proprio marker, il sacchetto di 80 grammi di riso sigillato con un lungo filo di nailon. Tutto è pronto ed insieme ad una giovane passeggera, saliamo con il pilota a bordo della G-Cepu. Levarsi da terra, ha dell’incredibile. Niente di repentino, niente di brusco.
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Gli avversari ci seguono a ruota con la stessa compostezza ed eleganza. Una poesia che fa dimenticare le vertigini. Ormai è giorno e sotto i nostri piedi, Capannori si sta svegliando. Riusciamo a sentire i cani che abbaiano, le auto che solcano le strade, gli spari di qualche cacciatore. Una sensazione a metà fra stordimento e beatitudine, come se per un po’, la frenesia di chi è laggiù non ci appartenesse. Quasi fossimo protagonisti, sì, ma di un’altra scena, in una posizione privilegiata, fisica ed emotiva. Il fatto di essere al centro di una competizione, non disturba quest’atmosfera sospesa. Non c’è tensione, non c’è apprensione: c’è solo da godersi il viaggio. Giuseppe Forgione, il nostro pilota con brevetto da nove anni, spia le correnti per raggiungere la croce. Non potendo imprimere la direzione alla mongolfiera, ha un solo tentativo. Prende il marker, fa un rapido calcolo sullo spostamento dovuto ai venti e poi lo lascia andare. Dall'alto ne seguiamo i contorni finché non tocca terra e vediamo gli osservatori raggiungerlo per prendere le giuste misure. Soltanto se si troverà in un raggio di cinquanta metri dal bersaglio, potrà fornirci un punteggio da sommare alla classifica parziale. Solo dopo il termine di tutte le competizioni in programma, verrà proclamato un vincitore. Intanto proseguiamo con la solita flemma. Soltanto il rumore del fuoco che gonfia il pallone, rompe, a tratti, il silenzio, ma si fa presto ad abituarsi.
Il dispositivo segna 11 nodi e 800 piedi e tutto è ancora liscio e lineare. È il momento di cercare il posto giusto per atterrare. Giuseppe lo riconosce in un campo arato, poco distante. Serve un luogo accessibile, senza impedimenti, vicino alla strada cosicché il nostro equipaggio possa raggiungerci facilmente. Il pilota ci consiglia di tenerci piegati, di preparare il corpo. L’impatto, infatti è quasi un risveglio. Uno strattone, un colpo secco per tornare alla normalità. Il pallone ci trascina qualche metro più in là, vittima della spinta del vento e il cestello ondeggia curiosamente avanti e indietro. Nel frattempo, sopraggiungono i nostri. Ci bloccano, tirano le corde e ci aiutano a scendere. Siamo a Caccialupi, vicino Bientina: ci vorranno una ventina di minuti per tornare in aeroporto, ma prima, dobbiamo di nuovo piegare la mongolfiera, smontare la cesta e caricare la struttura sul furgone.
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