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tesori nascosti

L’antico ponte e il mulino “dimenticati” sotto il lago

L’antico ponte e il mulino “dimenticati” sotto il lago

CAREGGINE. I tesori nascosti della Garfagnana non si fermano al paese sommerso di Fabbriche di Careggine che giace indisturbato sul fondo del lago di Vagli. Nel 1994 l’Enel effettuò una grossa...

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CAREGGINE. I tesori nascosti della Garfagnana non si fermano al paese sommerso di Fabbriche di Careggine che giace indisturbato sul fondo del lago di Vagli. Nel 1994 l’Enel effettuò una grossa operazione di manutenzione e ammodernamento delle strutture nei bacini idroelettrici della Garfagnana, riserva idrica e elettrica di buona parte del Nord Toscana, e svuotò non solo il lago di Vagli, ma anche il più piccolo invaso artificiale di Isola Santa (nel territorio comunale di Careggine). E, fra lo stupore di molti, sul fondo del lago apparvero in buono stato l’edificio che aveva ospitato l’antico mulino Mosceta, un grazioso ponte ad un’arcata che sembrerebbe risalire al 1200 e alcuni resti di piccole case sparse.

L’attenzione ed il gran flusso di visitatori si concentrò su Vagli, ma tantissimi giunsero anche a Isola Santa, lungo la strada che collega Castelnuovo a Forte dei Marmi attraverso le maestose Alpi Apuane. Una terra dove gli uomini erano sempre transitati soprattutto per andare in Versilia a comprare il prezioso sale marino in cambio di prodotti agricoli o derivati dalla attività di pastorizia. A Isola Santa sorgeva nel 1260 l’Hospitale di San Jacopo, punto di sosta e di ristoro per viandanti e pellegrini proprio vicino ai confini fra gli Stati di Lucca, Modena e Massa.

La storia di Isola Santa è molto simile a quella di Fabbriche di Careggine. Anche qui dopo la seconda guerra mondiale si progettò la costruzione di una grande diga per sbarrare il corso del fiume Turrite e produrre così energia elettrica. L’imponente costruzione venne conclusa nel 1950 dalla Selt-Valdarno. Le acque andarono a ricoprire solo pochi edifici e il ponte, ma provocarono grossi problemi di stabilità alle altre abitazioni del paese che si ritrovarono situate in riva al nuovo lago, Chiesa di San Jacopo compresa. Poco alla volta (alcuni resistettero per molti anni), gli abitanti si trasferirono più monte, in case moderne, lasciando quasi disabitato l’antico paese.

Negli ultimi anni, grazie all’amministrazione comunale di Careggine e all’intraprendenza di alcuni privati, il paese è stato in gran parte recuperato e restituito all’antico splendore. In parte è trasformato in un modello di albergo diffuso molto apprezzato dai turisti del nord-Europa che amano le verdi acque del lago ricche, fra l’altro, di trote. E così anche qua sono solo i pesci a potersi avventurare fra gli antichi manufatti coperti alla vista e conservati dal degrado dalle fredde acque provenienti dal cuore delle Apuane.

Luca Dini

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