Il dolore
Incidente mortale, condannato a un anno
Sospensione della pena per il conducente del Porter che causò il decesso di Giuseppe Malloggi
CAPANNORI. È stato condannato a un anno (con sospensione della pena) Nicola Fabbri, 35 anni di Segromigno, il conducente del furgone Porter che - in un incidente stradale avvenuto il 12 gennaio 2013 - provocò la morte del quarantenne Giuseppe Malloggi.
Al tribunale di Lucca si è svolto, con rito abbreviato, il processo a carico del 35enne, con il giudice Giuseppe Pizzuti che ha condannato il guidatore per omicidio colposo, mentre l’accusa era rappresentata dal Pm Elena Leone.
La tragedia si consumò in un sabato mattina sulla via dei Martiri Lunatesi a Capannori. Malloggi aveva pacheggiato la propria auto, una Fiat Punto, al lato della strada, per scaricare della legna che si trovava in un carrellino attaccato alla vettura stessa. Fu in quel momento che sulla parte anteriore della Punto era andato a sbattere il Porter Piaggio condotto da Fabbri. L’urto provocò il ribaltamento del carrello di legna, oltre allo spostamento dell’auto. E sarebbe stata proprio la vettura a colpire Giuseppe Malloggi che, perdendo l’equilibrio, era caduto andando a sbattere la testa contro il marciapiede. Un trauma cranico risultato subito molto grave ai soccorritori intervenuti sul posto, al punto che il quarantenne fu trasportato in elicottero all’ospedale di Pisa e ricoverato in rianimazione in stato di coma. Dopo un paio di giorni però arrivò la morte dell’uomo, sposato e padre di due figli.
Nell’incidente era rimasto leggermente ferito anche il conducente del Porter della Cooperativa So&Co, società che collabora con l’azienda Ascit nella raccolta porta a porta dei rifiuti.
Nel processo svoltosi al tribunale di Lucca il guidatore del Porter ha fornito una spiegazione dell’incidente. Uno scontro che, per la sua dinamica (strada libera, ottima visibilità) aveva lasciato perplessi coloro che vi avevano assistito. Una testimonianza, quella di Fabbri, che darebbe una logica all’accaduto. L’uomo ha raccontato di essersi sentito male mentre stava guidando, e di essere svenuto (del resto questa era stata una delle ipotesi formulate sin da subito) e di essersi ritrovato in ambulanza quando ha ripreso i sensi (l’uomo era stato estratto dal furgoncino della Piaggio dai pompieri).
Nello stesso processo che ha condannato il trentacinquenne di Segromigno non è stato invece stabilito alcun risarcimento, in quanto, sotto questo profilo, la vicenda era stata risolta attraverso un accordo a livello assicurativo. Questo ha fatto sì che le parti civili uscissero dal dibattito processuale.
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