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Lucca

L’ultimo saluto a Martini addio Signore delle nevi

L’ultimo saluto a Martini addio Signore delle nevi

A San Lorenzo in Borghi i funerali del campione di corse con i cani da slitta In chiesa una folla commossa e incredula, fuori una presenza speciale: gli Husky

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LUCCA. Lacrime e dolore ai funerali di Massimo Martini, il 46enne campione di sleddog (le corse con i cani da slitta) scomparso domenica, in seguito a un malore improvviso, mentre era alla guida della sua auto. Le esequie si sono celebrate nella chiesa di San Lorenzo in Borghi, a Lucca, zona in cui Massimo aveva vissuto da piccolo e dove il padre gestisce un bar.

All’ingresso della chiesa spunta un tavolino: sopra c’è una foto del campione che sfreccia durante una gara assieme ai suoi cani. Accanto un piccolo libricino. I partecipanti fanno la fila per lasciare una firma o un piccolo ricordo. Dagli atteggiamenti dimessi, dagli sguardi tristi e persi, si capisce che Massimo Martini lascia un vuoto difficile da colmare in quanti lo conoscevano. In special modo nella moglie Gabriella e nelle due giovani figlie. Oltre all’incredulità nei volti dei presenti c’è anche rabbia per una fine prematura e inattesa, che ha lasciato sgomenti. «Di fronte al mistero e al dolore della morte di Massimo – dice il parroco durante l’omelia – Voi vi chiedete “perché”, esattamente come faceva Maria sotto la croce di Gesù. Chissà quante volte anche Massimo si sarà fatto la stessa domanda quando da piccolo veniva qui a partecipare alla messa».

La chiesa è stracolma di gente: la moglie Gabriella è tutt’uno con le due figlie. Nelle file dietro ci sono i parenti, i colleghi di sleddog, i compagni con cui si allenava in bicicletta e molte altre persone che lo avevano conosciuto. Fuori dalla chiesa un’altra presenza speciale: tre bellissimi Siberian Husky attendono la fine della funzione. Non sono di Massimo, ma di un amico e compagno di sleddog che ha voluto portarli. Forse per necessità, o forse per far partecipare anche gli amici a quattro zampe a questo momento di lutto. Del resto è con i cani che Massimo ha condiviso le più gioie sportive.

«Era una persona speciale, un fenomeno che non conosceva mezze misure – racconta il presidente della Fimss Massimo Bassan – Da due anni non correva con noi ma insieme abbiamo vissuto momenti stupendi. Il suo miglior periodo fu nella stagione 2008/09, io ero il suo presidente: ricordo quando stravinse i mondiali in Austria, rifilando quattro minuti al secondo classificato. Tagliato il traguardo mi saltò in braccio e io, insieme a un altro signore, lo portai a spalla sul podio. Pura magia. La sua morte ci ha colto tutti di sorpresa: pare sia stato un infarto a ucciderlo. Ancora più strano per un atleta come lui: non beveva, non fumava ed era sempre in forma perfetta».

Gianni Parrini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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