Il dolore
Lo studente non collabora dopo l’arresto per il furto
Nell’udienza di convalida al giudice racconta di abitare da conoscenti a Quarrata «In macchina c’erano dei rumeni: loro hanno fatto il colpo, io non sapevo nulla»
LUCCA. Reticente di fronte al giudice che lo ascolta nell’udienza di convalida. Lui dice di non conoscere le persone che si trovavano a bordo dell’auto e che hanno commesso il furto nell’abitazione di Tassignano, sostiene di essere arrivato in Italia a fine luglio e che è ospite di alcuni connazionali conoscenti che vivono a Quarrata (ma non si ricorda l’indirizzo), afferma di essere uno studente appena diplomato in Albania e che adesso vuol iscriversi all’università. Insomma Hisku Vranicki, 18 anni, albanese, dimorante a Quarrata, vuol far credere di essere una «vittima delle circostanze». E fornisce una versione a cui non crede nessuno. Men che meno il giudice Carlo Annarumma che convalida l’arresto e conferma la custodia cautelare in carcere. Ha chiesto i termini a difesa Roberta Sarti, il legale (d’ufficio) del giovane accusato del furto, della resistenza a pubblico ufficiale e del concorso in ricettazione dopo la fuga a 180 all’ora nella Nissan Murano bianca rubata il 10 luglio scorso a Marina di Pietrasanta e abbandonata ad Altopascio dopo l’inseguimento dei carabinieri che hanno catturato il diciottenne nascosto dentro una fossa in un campo di granturco con i guanti in pelle ancora infilati. Il processo con rito direttissimo è stato fissato per il 20 ottobre.
Una banda di romeni? Vranicki sostiene - si tratta di dichiarazioni spontanee - che nella Nissan che lui sapeva essere stata rubata non c’erano due connazionali. Ma dei giovani romeni di cui non conosce le generalità. Li aveva incontrati in un bar, avevano fatto amicizia e gli avevano dato un passaggio. Lui non sapeva che quelli sarebbero andati a rubare nelle case. Dichiarazione che cozza con la realtà. Con una banda di pendolari del crimine (forse di albanesi) che agisce in modo determinato e metodico. I componenti suonano ai campanelli di case e villette nelle zone periferiche e aspettano meno di un minuto. Se nessuno va ad aprire allora provano a mettere a segno il colpo. Nel bagagliaio hanno il kit del ladro: piede di porco, cacciaviti di ogni misura, guanti e mini torce per illuminare l’ambiente ed evitare di accendere la luce. Se invece qualcuno si affaccia alla finestra o apre la porta il malvivente incaricato di scendere dall’auto e pigiare il pulsante del citofono sale velocemente in macchina e la vettura si allontana.
Auto sotto sequestro. La Nissan Murano 3500 usata per commettere i furti (all’interno trovati soldi, orologi e gioielli rubati nell’abitazione di Tassignano del titolare di un salone di parrucchiere ai Macelli) è stata sequestrata. Nella tarda serata la berlina è stata riconsegnata al proprietario. Nessuna traccia che possa ricondurre gli inquirenti ai componenti la gang.
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