Il Tirreno

Lucca

Campione di slitta muore a 46 anni

di Nicola Nucci e Gianni Parrini
Campione di slitta muore a 46 anni

Massimo Martini ucciso da un malore mentre è alla guida

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CAPANNORI. Se n’è andato il Signore delle nevi. Si è fermato sul ciglio della strada, dopo aver attraversato la vita di corsa, in scia ai suoi fedeli Husky. Massimo Martini, 46 anni, campione del mondo di sleddog (la competizione con i cani da slitta), si è spento nella notte di domenica, sulla via di Moriano, tra Monte San Quirico e San Cassiano.

Martini stava tornando nella sua casa di Marlia insieme alla moglie Gabriella. Arrivato nei pressi della cava Puccetti ha accusato un malore e si è accasciato sullo sterzo. Ha avuto giusto il tempo di accostare la macchina al margine della strada e di pronunciare poche parole alla moglie: «Mi sento male». La donna ha subito chiamato i soccorsi: sul posto è intervenuta un'ambulanza del 118 di Lucca. Il medico ha provato a lungo a rianimare Martini, prima sul posto e poi durante il trasporto, ma purtroppo non c'è stato niente da fare. Il suo cuore ha smesso di battere e l’uomo è arrivato già morto all’ospedale San Luca. Poco dopo sul luogo dell’incidente è arrivata anche una volante della polizia per accertarsi dell’accaduto. Per fortuna non ci sono stati altri mezzi coinvolti dalla manovra disperata Martini: nel momento del malore l’uomo ha mantenuto la lucidità necessaria per spostarsi al margine della carreggiata, scongiurando pericoli per i mezzi in transito.

Una morte improvvisa, che lascia senza parole. Perché Martini non soffriva di problemi di salute. Era da sempre uno sportivo. Un grande sportivo. Il medico del 118 intervenuto sulla scena ha ipotizzato la morte naturale, forse causata da un’embolia polmonare. La moglie stravolta dal dolore ha spiegato ai soccorritori che il marito non aveva mai avuto problemi.

Il corpo di Martini è stato trasportato all’obitorio del Campo di Marte, dove ieri è stata allestita la camera ardente. In molti sono andati a rendere omaggio al campione che ha portato i nomi di Capannori e di Lucca in giro per il mondo. Il magistrato di turno non ha disposto l’autopsia, pertanto i funerali si celebreranno mercoledì alle 15,15 nella chiesa San Leonardo in Borghi, a Lucca.

Martini lascia la moglie Gabriella e due figlie. Oltre alla passione per le corse con i cani da slitta, aveva anche un lavoro “normale”. Era dipendente della Baldini Vernici e, raccontano gli amici, si alzava tutte le mattine all'alba per andare ad allenarsi a San Rossore e sulle Pizzorne con i cani, che teneva nella casa di Marlia. Li allevava ed accudiva insieme alla moglie. Non importa se in questi posti non c'è neve per la quasi totalità dell’anno. Martini si era creato un circuito sterrato per affinare la tecnica e la forza. Nonostante l’età continuava a gareggiare a livello agonistico. «Lo sleddog è uno sport che richiede molto impegno – aveva dichiarato qualche anno fa – si devono seguire i cani nell’alimentazione, nello sviluppo psico-fisico e negli allenamenti, per i quali è necessario trovare percorsi adatti. Inoltre è importante tenersi costantemente allenati per essere sempre più competitivi. Io percorro chilometri e chilometri a piedi prima di partecipare a gare sulla neve». Un allenamento che però non gli è bastato a seminare quel destino infausto, che domenica sera lo ha raggiunto e ucciso mentre era sulla via di casa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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