Annarumma in pensione, una vita spesa per la giustizia
LUCCA. Il decano dei giudici lucchesi stamani ripone la toga. Dopo una vita spesa in magistratura Carlo Annarumma, 70 anni, dal 1974 in servizio al tribunale di Lucca, saluta i colleghi, il personale...
LUCCA. Il decano dei giudici lucchesi stamani ripone la toga. Dopo una vita spesa in magistratura Carlo Annarumma, 70 anni, dal 1974 in servizio al tribunale di Lucca, saluta i colleghi, il personale e gli avvocati e lascia quello che per oltre 40 anni è stato il suo habitat naturale: il palazzo di giustizia. Dal «palazzaccio» di via Carrara, alla pretura nella Loggia dei Mercanti sino al Galli Tassi. Voleva chiudere con un’ultima sentenza dopo un arresto in flagranza di reato. Ma la richiesta dei termini a difesa del legale dell’imputato glielo ha impedito. Pazienza. Ne ha viste tante il dottor Annarumma. È arrivato nella nostra città 41 anni orsono dopo una breve esperienza in Sardegna. Non sapeva in quel momento che Lucca sarebbe diventata la sua città. Attento, rigoroso, pignolo quanto schivo e riservato (rare le sue apparizioni pubbliche). Ma soprattutto una persona onesta. Una qualità essenziale per chi è chiamato ad amministrare la giustizia terrena. Tranne un brevissimo periodo (qualche mese nel 1978) in cui è stato applicato all’allora pretura di Castelnuovo la sua carriera si è consumata tutta nella «giudicante». Pretore impegnato nelle vicende legate all’inquinamento (Salanetti in primis), giudice istruttore, giudice monocratico, presidente di collegio, giudice delle indagini preliminari. È stato proprio lui nel 1989 ad inaugurare la figura del gip (e gup) quando entrò in vigore il nuovo codice di procedura penale introdotto dall’allora ministro Giuliano Vassalli. Avrebbe voluto restare ancora qualche anno, ma la nuova legge non glielo ha consentito. Adesso potrà dedicarsi - oltre alla famiglia e ai nipoti - alla sua «segreta» passione: il bel canto. La sua voce profonda sarà al servizio del coro di cui fa parte da tempo. (l.t.)
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