Il Tirreno

Lucca

Spazi vuoti e incuria: il mercato di Pulia fa i conti col degrado

di Federica Scintu
Spazi vuoti e incuria: il mercato di Pulia fa i conti col degrado

Resistono ancora pochi venditori nella zona dei Macelli: «Non sappiamo quanto potrà durare senza interventi»

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LUCCA. I cartelli stradali sono appoggiati sulle vetrine, all’interno dell’ex bar del mercato. In mezzo alla stanza alcune transenne, di lato un vecchio e ormai arrugginito lampadario. Tutto intorno le saracinesche abbassate di quelli che un tempo erano i banchi dei commercianti del mercato di Pulia, ai Macelli: negli anni ’80 erano 32, ora sono rimasti in sette, di cui uno non apre da mesi. All’interno dei fondi ormai sfitti c’è di tutto: il materiale utilizzato durante le elezioni è accatastato all’interno di decine di scatole, accanto una vecchia bilancia polverosa che racconta un mercato che non c’è più. In mezzo al piazzale, sotto un’altra struttura coperta, un altro deposito improvvisato: dalla casetta mobile in legno alle scenografie usate a teatro, ma anche sabbia, pietre e altro materiale edile ed elettrico.

Lo scirocco soffia e dal grosso contenitore della spazzatura, non colmo ma quasi, viene fuori un odore che scoraggerebbe anche i clienti più affezionati. «Più che un mercato sembra un magazzino - dice Marco Buoni, portavoce degli operatori - altro che rilancio, qui è tutto abbandonato. Ci sono delle zone che potrebbero essere usate in maniera più produttiva e invece nessuno fa nulla». La rabbia di Marco Buoni è la stessa che provano gli altri commercianti del mercato di Pulia, ormai decimati dalla crisi e dai tempi che cambiano. «Molti hanno chiuso perché questo è un lavoro duro. Si comincia ogni giorno alle 3 o alle 4 del mattino. Io non mi posso lamentare, tutto sommato abbiamo retto bene la crisi e ho anche sei dipendenti che mi danno una mano ma - aggiunge Buoni - non so quanto potrà durare se non si fa qualcosa di serio per uscire dal degrado nel quale siamo piombati. Visto che siamo rimasti in sette potrebbero almeno sistemarci tutti dallo stesso lato: in cinque abbiamo il fondo nell’ala est e altri due sono invece nell’ala ovest. Che senso ha?». Un altro punto sul quale insiste il portavoce degli operatori del mercato, è la quantità dei locali inutilizzati, ormai diventati la maggior parte. «Il bar è ancora chiuso nonostante ci siano state delle manifestazioni d’interesse - dice Buoni - sopra ci sono due appartamenti che sono sfitti, per non parlare di tutti i fondi usati solo come magazzini che non fanno altro che creare ulteriore degrado. Io propongo questa come sede del mercato dei Bacchettoni: siamo a due passi dalle Mura e inoltre gli ambulanti avrebbero uno spazio coperto dove poter lavorare senza la paura di dover smontare tutto quando cadono due gocce d’acqua».

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Girando l’angolo poi, se è possibile, la situazione non migliora. Tra l’erba incolta ci sono alcuni mezzi della municipale, nello spiazzo che un tempo veniva utilizzato come parcheggio, un enorme cumulo di rifiuti. «Questo ammasso di spazzatura non è igienico, è tutta l’estate che è lì - dice ancora il portavoce degli operatori del mercato - per non parlare delle moto della polizia municipale che sono inutilizzate da talmente tanto tempo che ci è cresciuta l’erba intorno».

Ma ai problemi di decoro si aggiungono poi anche quelli strutturali. «L’amministrazione aveva detto che c’erano dei finanziamenti per consolidare parti della struttura dichiarate inagibili dopo l’ultimo terremoto ma ancora di questi interventi - dice Buoni - non c’è traccia. Noi paghiamo tutti regolarmente l’affitto e spesso dobbiamo anche metterci a fare le pulizie nell’area dello scarico merci perché altrimenti qui viene un solo operatore al giorno, per giunta senza gli adeguati mezzi, che ovviamente non ce la fa a sistemare tutto». Tra le ipotesi che erano state avanzate dal Comune nell’ottica di un possibile rilancio del mercato, c’era anche quella di far gestire le nuove concessioni a un consorzio. «Sono passati mesi da questa proposta e io sono anche d’accordo - conclude Buoni - basta che si faccia qualcosa».

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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