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LUCI FIOCHE CHE CELANO IL DEGRADO
di FLAVIA PICCINNI Santa Croce 2015: migranti in corteo, (pochi) lumini e una città in (incerta) decadenza. È questo il quadro che si presenta per questa sera, con un copione che tutti conosciamo a...
di FLAVIA PICCINNI
Santa Croce 2015: migranti in corteo, (pochi) lumini e una città in (incerta) decadenza. È questo il quadro che si presenta per questa sera, con un copione che tutti conosciamo a menadito: vespri alle 18 in San Martino, e poi si parte alle 19.15 da San Frediano con ultima destinazione, dopo una lentissima processione, la cattedrale di San Martino.
Se immaginate grandi novità, che casomai procedano di pari passo con la piccola rivoluzione portata avanti da Papa Francesco, probabilmente resterete delusi. Non ci sono state trasformazioni degne di nota negli ultimi cento anni, dunque è bene non sperare che si verificheranno proprio adesso. Ma, infondo, lo sappiamo tutti: Santa Croce è come una zuppa di farro, o una bella rovellina. Può piacere o non piacere, ma è quella.
Ed è lucchese fino al midollo, tanto che la maggior parte dei lucchesi (o, meglio, dei lucchesi residenti in centro storico) per l’occasione se ne vanno o si barricano in casa. Alcuni vanno al mare («Vuoi mettere una bella frittura di pesce in Versilia?» scherza un conoscente, nato in Via del Fosso e venuto su in Pelleria, ben noto per la predisposizione blasfema), altri noleggiano un paio di film e se li guardano con cuffie isolanti sul divano («Quei rumori, quei brusii, mi tolgono il sonno» mi racconta un’amica). Altri ancora colgono l’occasione per raccontare i tempi andati (»Quando ero giovane io…»), altri invece ne approfittano per sferrare un attacco all’amministrazione comunale.
E non hanno tutti i torti quando domandano, con aria allarmata: «Avete visto come si è ridotto il salotto buono della città?». Il salotto buono è chiaramente quello compreso nel percorso di questa sera.
Un salotto buono fatto di tegole prossime al crollo (tanto è vero che ogni tanto “scivolano giù”), macchie d’umido e anni di incuria che hanno creato sui palazzi delle tragicomiche costruzioni impressioniste, scritte che inneggiano a sconosciute crew, vetrine che espongono mezzi busti con reggiseni, mutande e boxer.
A proposito, tali negozi oscureranno per l’occasione le loro vetrine? Anche le multinazionali avranno rispetto per l’antica anima bigotta della città? E, soprattutto, è giusto che la sacra croce sfili in una strada zeppa di espliciti riferimenti sessuali? Ma forse queste sono domande Settecentesche.
E allora, tornando alla praticità e mettendo da parte ragionamenti di dubbia appartenenza secolare, c’è da rallegrarsi che a illuminare le sgarrupate strade del centro storico, cui come si è detto gioverebbe una rinfrescata collettiva, ci saranno soltanto i lumini: lo stato dimesso in cui versa il centro sarà risparmiato all’occhio più critico grazie alla prevedibile oscurità, e forse perfino i cartelloni che annunciano, nonostante le multe, panini (panini con la porchetta, panini al prosciutto, panini con il formaggio, ecc.), taglieri, bibite fresche e lavagnette che spiegano “we spoke english” saranno per un. a sera meno visibili. I turisti, vicini e lontani, che vedranno sfilare in una terra di mezzo che non è religione né istituzione - dopo il vescovo, e prima del sindaco - anche un gruppo di migranti ospitati in lucchesia; avranno un labaro che è in realtà un messaggio: “Lucca accoglie”.
A questo punto la domanda, provocatoria ma certamente non più sacrilega visti i tempi che corrono, è se gli ospiti attirati dal Volto Santo riusciranno a essere di più di quelli che sono accorsi per partecipare al concertone di Robbie Williams. A luglio furono 16.000. Si accettano scommesse.
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