Il dolore
«Il Barça di Messi ve lo racconto io»
La storia di Fabio Marchi, 23enne di Barga oggi reporter del Mundo Deportivo
LUCCA. È una storia di parole e pallone, che parte dalla Lucchesia e rotolando arriva fino a Barcellona: redazione del Mundo Deportivo. Fabio Marchi, 23 anni, nato a Pescia e vissuto a Barga fino all'età di 8 anni, è redattore in uno dei più importanti quotidiani (e siti) sportivi della Spagna. La scorsa stagione ha seguito le mirabolanti imprese del Barcellona “triplettato” di Messi e compagni, ha partecipato alla premiazione per la Scarpa d’oro a Luis Suarez ed è andato al Camp Nou a raccogliere il pianto dei tifosi quando Tito Villanova ha perso la sua partita più importante: quella contro la malattia. Momenti belli e brutti, come quelli che solo lo sport sa regalare, ma che Matteo ha comunque potuto vivere da un punto di vista privilegiato.
Quella di Marchi è una storia piena di soddisfazioni ma anche dolorosa: il giovane cronista ha perso il padre quando era ancora un bambino. L’ingegner Sebastiano Marchi morì nel 1998 in un terribile incidente stradale a Barcellona. Persona molto nota in tutta la provincia ed ex consigliere comunale a Bagni di Lucca, l’ingegnere si era da poco trasferito in Spagna per dirigere un'azienda di proprietà dei parenti della moglie. «Sono rimasto a vivere in Spagna con mia madre – racconta Fabio – Poi una volta compiuti i 18 anni lei è tornata in Lucchesia, mentre io sono rimasto in terra iberica. Ho iniziato molto presto a occuparmi di sport, collaborando gratuitamente con alcuni giornali spagnoli e poi con un canale digitale di Taragona, di nome Reus. In seguito ho avuto l’opportunità di fare uno stage a Barcellona, nella redazione del Mundo: di giorno mi davo da fare in redazione e di notte lavoravo come cameriere in un ristorante. È stata dura, ma alla fine ne è valsa la pena. Pochi mesi dopo aver terminato quell’esperienza, il giornale mi ha richiamato per propormi un contratto di assunzione. Ovviamente ho subito accettato».
Il suo sogno di cronista Fabio lo ha coronato lo scorso giugno, quando il direttore del Mundo lo ha inviato, insieme ad altri colleghi, a seguire la finale di Champions League tra la Juve e il Barcellona a Berlino. Lì però c’è stato un piccolo problema: «Mentre ero in tribuna stampa all’Olympiastadion – racconta Fabio – qualcuno mi ha rubato la borsa con tutti i documenti dentro. Tant’è che una volta finita la partita non volevano neppure farmi salire sull’aereo per tornare in Spagna. Per fortuna una collega ha garantito per me e sono riuscito a imbarcarmi. Ora però sto vivendo una situazione kafkiana: in pratica le istituzioni spagnole e italiane si rimpallano le competenze. Sono passate settimane ma per questioni burocratiche non sono ancora riuscito a a fare un nuovo passaporto. A che mi serve? Beh, è possibile che il giornale mi mandi a seguire la coppa Intercontinentale. Un appuntamento che non voglio assolutamente perdere». (g.p.)
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