Il Tirreno

Lucca

Silenzio e rabbia al funerale dell’uomo ucciso dal figlio

di Andrea Giorgi
Silenzio e rabbia al funerale dell’uomo ucciso dal figlio

Pochi intimi alle esequie di Giuseppe Gambino, pensionato aggredito nel sonno Il monito di don Bruno: «Non giudicate, solo Dio può farlo. Egli assolve tutti»

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LUCCA. Sono pochi intimi i partecipanti al funerale di Giuseppe Gambino, il 67enne di Saltocchio deceduto a seguito di una lunga degenza ospedaliera causata dalla brutale aggressione a colpi di casco da parte del figlio. Molti conoscenti e abitanti del paese, forse, hanno ritenuto più opportuno non presenziare alla tragica conclusione di una ancora più tragica vicenda familiare: un segno di pudore o piuttosto di negazione rispetto ad una storia che senza dubbio ha lasciato il segno nell’immaginario di tutti.

Così solo i familiari più stretti e gli amici di una vita hanno trovato la forza di accompagnare il feretro fino alla chiesa di San Michele di Moriano, dove don Giovanni e don Bruno hanno officiato la triste funzione, le cui offerte per volontà della famiglia del defunto saranno devolute a finanziare le opere di ristrutturazione della parrocchia stessa.

Non una parola, durante l’intera omelia, viene fatta rispetto alle terribili circostanze del trapasso di Giuseppe. Solo un monito viene fatto da don Bruno, alla fine della funzione: «Non giudicate, fratelli, perché solo Dio può farlo, ed egli assolve tutti». Una esortazione doverosa per un uomo di chiesa, ma che non sembra fare breccia nei cuori della platea.

Tra i presenti serpeggia una rabbia non ancora sopita per la folle brutalità con cui è stato consumato il parricidio, nonostante siano passati 20 e più giorni dalla mattina in cui Andrea ha inscenato una rapina per tentare di coprire le proprie responsabilità.

La si vede trapelare nelle espressioni, in chi scuote il volto teso alle parole di don Bruno, nelle parole dette a mezza bocca appena fuori dalla chiesa.

Tutti i presenti sono a conoscenza delle difficoltà che aleggiavano da tempo sulla relazione tra Giuseppe e il figlio Andrea (detenuto in carcere e assente alle esequie per sua scelta) ma nessuno sembra incline a giustificare, anche solo in parte, la spietata violenza con cui il povero padre è stato aggredito nel sonno, percosso ed infine lasciato agonizzante nel proprio letto, tra le lenzuola sporche di sangue.

Uno sprazzo di miseria umana che sicuramente lascerà un segno nello spirito di chiunque, suo malgrado, ne sia stato testimone o protagonista, anche se è evidente la volontà di ognuno di andare oltre e dimenticare, per quanto potrà essere possibile, i terribili dettagli di questa tragedia familiare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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