Sicurezza
Guerra dei ristoranti: nuove regole contro le aperture selvagge
Confcommercio e Comune al lavoro: per limitare la proliferazione di pubblici esercizi sarà stretta lamorsa sul decoro
LUCCA. Un tempo, quando era in vigore il regolamento comunale sulle superfici minime di bar e ristoranti sul territorio lucchese, erano i metri quadrati a fare la differenza. Oggi, in tempi di liberalizzazione, i freni alle aperture a raffica di ristoranti e pubblici esercizi che a vario titolo praticano somministrazione di cibi e bevande potrebbero arrivare attraverso regole ferree improntate al decoro.
Confcommercio, riporta il vice presidente provinciale di Fipe (la categoria dei ristoratori) Samuele Cosentino, sta lavorando a stretto contatto con l’amministrazione comunale per stendere le nuove regole. Perché la ristorazione selvaggia come ha preso campo da alcuni anni a questa parte anche a Lucca - è la sintesi di una lunga riflessione di Cosentino condivisa dal presidente Fipe provinciale Benedetto Stefani - ha creato una situazione insostenibile in città, che cozza con la sua tradizione, la sua professionalità nell’accoglienza e nel suo garbo. «Cosa non è successo che non doveva accadere?» si interroga il vice presidente di Fipe nella sua riflessione. È successo - è la sua ipotesi - che il mestiere del ristoratore è finito sotto i riflettori anche in virtù delle innumerevoli trasmissioni su gastronomia e affini, che l’idea di crearsi un lavoro con riscontri immediati («i soldi nel cassetto a fine giornata», come dice Cosentino) abbia attratto tante persone, alcune anche costrette a rifarsi una vita professionale per aver visto sfumare la propria in un licenziamento in tronco o in una lunga mobilità.
È finita con un proliferare senza regole di vendite di panini e pizza, friggitorie, kebab, trattorie e fast food vari, anche a pochi metri di distanza l’uno dall’altro. «Chi più ne ha più ne metta: non si contano più i luoghi in cui si mangia», dice ancora Cosentino. Secondo una ricostruzione operata da Comune e Confesercenti risulta - fa sapere il vice presidente dei ristoratori - che negli ultimi cinque anni siano nate almeno sessanta nuove attività sul territorio comunale. «Il fatto - continua è che una volta per aprire un ristorante dovevi iscriverti al Rec, fare il corso della Camera di Commercio, pagare un avviamento dell’attività. Per questo quando prendevi la decisione avevi studiato. Oggi no. Con poche migliaia di euro puoi tentare di aprire un’attività».
E questa è materia di normativa nazionale. Cosentino insiste sulla necessità di rivedere quella territoriale. «Con la liberalizzazione - sottolinea - siamo passati al metro zero: i nuovi paletti possono essere improntati al decoro che un ristorante deve rispettare, un modo per salvaguardare il centro storico. È su questo aspetto che stiamo lavorando con l’amministrazione, che ormai si è resa conto di quanto la politica viaggi a una velocità diversa da quella della realtà del nostro lavoro. Ci auguriamo di ripristinare paletti alle aperture: quando le autorizzazioni si basavano sulle superfici minime ci accusavano di essere una lobby. Ma da quando queste regole sono venute meno non mi pare che Lucca sia migliorata, del resto basta leggere cosa viene scritto su TripAdvisor».
Entro fine 2015 il regolamento sul decoro che dovrebbe limitare le aperture di nuovi pubblici esercizi «sarà sicuramente approvato - spiega Cosentino -. Se non accadesse qualcuno dovrà assumersi le proprie responsabilità». E parla anche di home restaurant: quelli noti, nel centro storico, sarebbero due. «Non rappresentano la concorrenza - conclude il vice presidente dei ristoratori - però anche in questo caso c’è una legge che stride. Gli home restaurant non sono tenuti a denunciare ricavi oltre i cinquemila euro annui. Ma chi controlla se chi entra la sera in queste abitazioni è un amico dei proprietari o un cliente che prenota la cena?».
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