Sicurezza
Il padre massacrato muore dopo 20 giorni
Ora l’accusa per il figlio diventa quella di omicidio volontario
LUCCA. Dura venti giorni l’agonia di Giuseppe Gambino, 67 anni, pensionato dell’ex Italzinc di Ponte a Moriano. Tra speranze ed illusioni, tentativi di risveglio dal coma farmacologico e impercettibili segnali di miglioramento. Soltanto flebili chimere di una vita ormai protesa verso l’oblio, verso una fine inesorabile che nessun chirurgo, nemmeno il più bravo, può impedire. Muore alle 4 di ieri mattina l’ex operaio di Saltocchio massacrato a colpi di casco dal figlio Andrea, 20 anni, in una notte di eccessi e abusi che ha segnato e segnerà per sempre la sua esistenza. Con il decesso del padre la sua posizione processuale di è ulteriormente aggravata: da tentato omicidio ad omicidio volontario. Rischia una condanna di oltre 20 anni con l’attenuante, se confermata dall’esame tossicologico a cui è stato sottoposto dopo l’arresto, di aver agito sotto l’effetto di sostanze capaci di alterare la sua volontà (alcol e droga).
La fine delle illusioni. Due giorni fa Giuseppe Gambino era stato trasferito dall’ospedale Cisanello di Pisa al nosocomio San Luca di Lucca. Vero, il pensionato aveva aperto gli occhi dopo che i medici avevano provato a farlo uscire dal coma farmacologico. Un segnale inizialmente apparso confortante, ma che nel breve volgere di qualche giorno non si è tradotto in una ripresa del paziente. I colpi inferti dal casco marca Agv del figlio erano stati devastanti e probabilmente irreversibili a livello cerebrale e comunque di una gravità tale di non consentire interventi chirurgici alla testa per ridurre l’ematoma sottodurale o alla trachea per ricostruire la laringe distrutta. Il tutto in un quadro clinico già difficile per problemi di natura respiratoria. Così quando i medici hanno deciso il trasferimento al San Luca per i familiari, la figlia Lucia, il genero e gli altri parenti, è sembrato avvertire la fine imminente del loro congiunto.
Le indagini. Per i carabinieri di Ponte a Moriano c’è solo un dubbio da chiarire in una storia sin troppo chiara. L’orario dell’aggressione del figlio ai danni del padre che stava dormendo in camera da letto. Nell’interrogatorio a cui è stato sottoposto qualche ora dopo il trasferimento in ospedale del padre con la testa fracassata (la mattina del 17 agosto) il giovane dipendente dell’ex Zincheria Butori ha riferito di essere salito in casa verso le 2 di notte dopo aver cenato con gli amici in un ristorante dell’Oltreserchio e di essersi scagliato contro il genitore proprio in quel frangente per poi uscire e andare a divertirsi all’American Show di Lunata. Davanti al gip invece ha affermato che l’aggressione al padre, poi rivelatasi fatale, sarebbe avvenuta dopo le 5 quando è rientrato al termine della notte brava passata nel locale di lap dance. I carabinieri avevano sequestrato al giovane 300 euro. Soldi che, stando ai carabinieri, il genitore aveva messo da parte per pagare l’affitto.
Odio viscerale. I rapporti tra padre e figlio si erano guastati da tempo. Andrea considerava il genitore responsabile della morte dell’amata madre Rossana, scomparsa quando aveva soltanto 9 anni, e più di recente, della sorella Rosalia uccisa da un male incurabile. Non solo. A suo giudizio il padre, una decina di anni fa, avrebbe speso buona parte del denaro guadagnato per giocare al lotto o ai cavalli facendo mancare ai suoi cari i mezzi di sostentamento. E, più recentemente, avrebbe trascorso buona parte del suo tempo al bar della stazione che si trova a poche centinaia di metri dall’appartamento di via della Grotta a Saltocchio senza curarsi del suo stato psicofisico praticamente a pezzi dopo il decesso della sorella che gli aveva fatto praticamente da mamma. I litigi tra padre e figlio erano all’ordine del giorno, ma sino al momento della tragedia l’uno o l’altro non si erano mai rivolti ai carabinieri per denunciare dissapori e contrasti all’interno del nucleo familiare.
I funerali. I funerali di Giuseppe Gambino si terranno domani alle 15 nella chiesa parrocchiale di S. Michele di Moriano e il corpo verrà tumulato al termine della cerimonia liturgica al cimitero di Saltocchio. Durante l’interrogatorio di garanzia in carcere non ha mostrato segni reali di pentimento. Adesso però potrebbe chiedere, attraverso l’istanza del suo legale di fiducia Natale Dianda, di partecipare ai funerali del padre. Un modo per riconciliarsi con il defunto e cercare di »ammorbidire» la sua complicata posizione processuale.
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