Il Tirreno

Lucca

Accusa il ladro di una rapina e viene denunciato per calunnia

di Luca Tronchetti ; di Luca Tronchetti
Accusa il ladro di una rapina e viene denunciato per calunnia

La procura chiede il rinvio a giudizio per un cinquantacinquenne di Capannori che si era inventato un’aggressione per giustificare il furto dell’auto presa a nolo lasciata incustodita con le chiavi inserite

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CAPANNORI. Per non passar da fesso e dover pagare il costo dell’auto presa a noleggio si è inventato una rapina convinto che i carabinieri non sarebbero riusciti ad acciuffare il responsabile del furto. Invece nel giro di pochi giorni i militari hanno preso l’autore e ritrovato la vettura. E quando hanno interrogato il ladro lui ha ammesso senza reticenze di aver portato via la macchina, ma soltanto perché era rimasta incustodita davanti a un tabacchino con le chiavi inserite nel cruscotto. Niente aggressioni, niente violenza nei confronti del possessore della vettura. In sintesi ladro sì, ma non rapinatore. E quando i carabinieri hanno richiamato il denunciante per restituirgli la vettura lo hanno nuovamente ascoltato sulle modalità della rapina e alla fine lui stesso ha dovuto ammettere che nessuno lo aveva aggredito o spinto e che quella denuncia non era veritiera. Era stato derubato, non rapinato.

Conseguenze penali. Ignorantia legis non excusat e il cinquantacinquenne della Piana si è trovato - oltre alla denuncia per simulazione di reato - anche quella, più grave, per calunnia. Il motivo? La legge stabilisce che se una persona ne denuncia un’altra attribuendole un fatto specifico (la rapina) più grave rispetto al fatto realmente accaduto (il furto) dev’essere incriminata per calunnia. E così il sostituto procuratore Piero Capizzoto ha chiesto il rinvio a giudizio anche per il reato di calunnia. A conti fatti, almeno a livello ipotetico, l’indagato rischia una pena maggiore rispetto all’autore del furto, Federico Simi, 25 anni, residente a Pieve di Compito, già noto ai carabinieri per precedenti di polizia.

I fatti. Nel pomeriggio del 26 gennaio scorso un cinquantacinquenne di Capannori si era presentato alla caserma dei carabinieri per denunciare che poche ore prima un individuo, del quale forniva anche una dettagliata descrizione fisica, lo aveva strattonato, spinto giù dell’abitacolo e gli aveva sottratto una Fiat 500 noleggiata all’Avis. Alcuni giorni dopo i carabinieri di Pieve di Compito avevano ritrovato la stessa auto parcheggiata accanto alla casa di Simi. I militari dopo alcuni appostamenti per sorprenderlo alla guida del veicolo il pomeriggio del 7 febbraio verso le 15 lui e un albanese uscirono dalla casa e salirono sulla Cinquecento. Dopo poche centinaia di metri una pattuglia di militari li fermò portandoli in caserma. Interrogato Simi ammise subito il furto, negando però la rapina. «Ho visto la macchina incustodita e con le chiavi inserite nel cruscotto e ne ho approfittato». Contestualmente il possessore della vettura, sentito nuovamente dai militari, crollò sostenendo di aver denunciato la rapina perché altrimenti l’Avis gli avrebbe addebitato 12mila euro visto che l’assicurazione non copriva il danno per un furto con simili caratteristiche e la responsabilità sarebbe ricaduta su di lui.

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