Il Tirreno

Lucca

Fiori bianchi e lacrime per Nicola

di Federica Scintu
Fiori bianchi e lacrime per Nicola

Nella chiesa di San Vito piena di gente l’ultimo saluto al giovane che si è suicidato sotto le Mura

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LUCCA. «Nicola noi non lo vediamo ma i suoi occhi guardano quelli di mamma e papà». Comincia con una frase di Sant’Agostino l’omelia di monsignor Pietro Gianneschi che parla a una chiesa piena di gente e di dolore per la morte di Nicola Barsotti, il giovane di 26 anni che lunedì notte si è tolto la vita sotto al baluardo di San Colombano colpendosi con una ventina di coltellate.

Un dramma straziante che ha sconvolto non solo il quartiere di San Vito, dove il ragazzo abitava coi suoi genitori, ma tutta la città. Parenti e amici sono tutti lì, assiepati tra i banchi, composti e silenziosi: fissano la bara, nei loro occhi l’incredulità e l’amarezza per una vita che si è spezzata troppo presto e in un modo tanto tragico quanto inspiegabile.

È difficile confortare chi lo conosceva e gli voleva bene, chi l’ha messo al mondo e l’ha cresciuto condividendo con lui momenti difficili ma anche di serenità. Lo ammette davanti a tutti lo stesso monsignor Pietro Gianneschi: «Quando mi sono messo a pensare a cosa avrei detto oggi non riuscivo a scrivere niente - ha detto il parroco di San Vito - poi pensando a Nicola, ai suoi genitori e ai suoi familiari sentivo che qualcosa nasceva in me e che alla fine sarei riuscito a dirvi qualcosa, che ce l’avrei fatta anche in questa situazione così drammatica».

L’omelia di monsignor Gianneschi continua prendendo spunto dalle frasi di conforto di papa Francesco e della Bibbia. «Ho scelto io le letture della messa - dice il parroco - perché pensavo che queste fossero utili per darvi un minimo di conforto e sostegno, per spiegare che forse la vita non è solo quella che viviamo qui sulla Terra. Questo dramma - continua monsignor Gianneschi - rimette profondamente in discussione il senso della nostra vita, che senso le stiamo dando? Se dovessimo pensare che la nostra vita finisce qui allora dovremmo uscire tutti da questa chiesa, correre fuori a pianegere ma così facendo rimarremo imprigionati nel nostro dolore».

La predica sentita di monsignor Gianneschi segue un unico filo conduttore: quello di confortare parenti e amici dicendo loro che Nicola è sempre lì anche se è «invisibile», che li guarda da lassù e che la sua morte terrena gli ha donato la vita eterna.

In un silenzio carico di sofferenza, monsignor Pietro Gianneschi conlude l’omelia chiedendo a tutti di rivolgere a Dio la loro «preghiera carica di angoscia sperando che porti consolazione al papà, alla mamma, ai familiari e agli amici. Perché un momento così drammatico che sembra la fine di tutto può diventare per ognuno di noi l’inizio di un nuovo cammino. Oggi - dice il parroco - viviamo in un momento disgraziato ma è nella fede che possiamo ritrovare la grazia». Un tappeto di rose bianche è poggiato sulla bara di Nicola Barsotti. Al termine della messa sono tutti lì, intorno a lui. Lo accompagnano fuori dalla chiesa e poi verso il cimitero. Sui loro volti solo lacrime silenziose.

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