Il Tirreno

Lucca

Palazzo Ducale il sottotetto è una piscina

di Gianni Parrini
Palazzo Ducale il sottotetto è una piscina

Teli di plastica a terra e puntelli sotto le travi Numerose le infiltrazioni, ma non ci sono soldi

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LUCCA. Cornicioni spezzati, crepe nei muri, macchie di umidità e un sottotetto che fa acqua da tutte le parti. Nei giorni scorsi abbiamo lanciato un sasso nello stagno: se non se ne decide al più presto il futuro utilizzo, Palazzo Ducale è destinato a un rapido ma inesorabile decadimento. Oggi vi mostriamo i primi segni di questo invecchiamento: crepe sulla facciata che guarda piazza grande, il selciato del cortile degli Svizzeri fortemente compromesso, il sottotetto che quando piove si trasforma in piscina. Per non parlare poi delle sale storiche del quartiere di parata: la pavimentazione è danneggiata, così come i mobili cinquecenteschi che nel corso dei continui spostamenti hanno subito danni. Infine il muro trecentesco restaurato nel 2003 ma solo dal lato interno: dall'altra parte invece l'unico intervento visibile è quello della pioggia, che poco a poco si è scavata la strada per minarlo in profondità.

Un palazzo che si svuota. Il problema è noto. Il monumentale immobile, per secoli sede della Res Publica Lucensis, oggi ospita una Provincia mutilata dalla riforma Delrio e una prefettura la cui presenza futura è in forse. La domanda è semplice: cosa ne sarà di Palazzo Ducale? In agguato c’è il degrado.

Il palazzo è stato oggetto di un'ingente operazione di recupero a partire dal 1998, quando grazie ai fondi del Giubileo, l'allora presidente della Provincia Franco Tagliasacchi riesce a far arrivare ingenti quantità di denaro. Viene creato un apposito ufficio, la Fabbrica del Palazzo: a capo c'è un architetto che ha il compito di gestire le risorse messe a disposizione, indicando gli interventi necessari (ordinari e straordinari) a far risplendere tutta la bellezza del palazzo e (negli anni seguenti) delle altre strutture di proprietà della Provincia: fortezza di Mont’Alfonso e Villa Argentina. Il make up del complesso è assai costoso: nei primi anni del nuovo millennio si spendono circa 10 miliardi delle vecchie lire. Denaro che permette di ridare lustro al complesso e ai suoi innumerevoli tesori nascosti. Ma le cose, poco a poco, cambiano.

Niente più soldi. La crisi economica, le politiche di spending review e infine le varie riforme delle Province prosciugano le risorse a disposizione della Fabbrica. Fino al 2007, tra interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria e progetti finanziati da enti esterni (in primis Regione e Fondazione Crl), l'ufficio può contare su un budget di circa un milione di euro l'anno. Oggi queste cifre si sono ridotte del 90%. Nel 2013, ad esempio, ci sono solo 60mila euro per la manutenzione ordinaria e 0 per la straordinaria. Somme irrisorie per assicurare la buona salute di un palazzo del genere, il più grande complesso architettonico (esclusa l'ex Manifattura) all'interno del perimetro delle Mura. I dati di quest'anno sono gli stessi, anche se il bilancio definitivo deve ancora essere approvato.

La Fondazione chiude i rubinetti. Visto che le risorse della Provincia sono quasi prosciugate (solo qualche intervento è stato possibile grazie all'avanzo di amministrazione) si è andati a cercare soldi altrove. Ma senza fortuna. Nel 2015 i tre progetti in corsa per ottenere il finanziamento della Fondazione Crl, sono bocciati. Si tratta di interventi riguardanti i lavori al secondo lotto della palazzina interna della caserma dei carabinieri. L'intervento prevede il rifacimento del tetto, dove si infiltra l'acqua piovana. Costo: 80mila euro. L'altro progetto riguarda il consolidamento di due volte dei locali della prefettura che dovrebbero essere adibiti a uffici (60mila euro). Infine, c'è il restauro dell'ingresso della palazzina del Nottolini e del cortile Carrai, dove ha sede la Provincia (circa 46mila euro). Tutti e tre i progetti non vengono finanziati. Ma lo smacco più grosso per palazzo Ducale risale al 2009-10: si tratta del mancato arrivo delle risorse della Regione per il progetto di rifacimento del sottotetto, dove sono state scoperte le tracce di un carcere del 1600.

Progetti saltati. L'intervento di recupero, che dovrebbe essere finanziato con i soldi dei bandi Piuss, è finalizzato a trasformare questa parte del palazzo in una specie di museo aperto alle visite. A tutt'oggi come mostrano le foto presenti in questa pagina, la situazione del sottotetto sopra la prefettura è compromessa: le travi sono puntellate, per terra sono stesi dei teli di plastica per impedire all'acqua piovana di arrivare a piani sottostanti. È bene dire che non vi è pericolo di cedimenti: le strutture sono controllate periodicamente, ma certo è una situazione che non può andare avanti ancora a lungo.

Torniamo al Piuss. Nel progetto di recupero è prevista anche la riqualificazione della facciata esterna del muro trecentesco affacciato su via della Corticella. Si tratta della parte più antica del palazzo, la cui esistenza è documentata già nel 1337. L'intervento, in tutto, costa 3,4 milioni di euro e la Regione dovrebbe compartecipare alle spese per il 70%. Il resto è in carico alla Provincia. Purtroppo però, non se ne fa nulla e a tutt'oggi da Palazzo Ducale sperano di ottenere un "risarcimento" di 400mila euro.

L’ultimo problema riguarda la facciata principale: di recente la Provincia ha fatto fare una ricognizione per capire quanto potrebbe costare un intervento di consolidamento. Ci sono crepe e infiltrazioni che mettono a rischio la stabilità di alcune pietre. Servono circa 100 euro, ma non si sa dove andarli a cercare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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