Il dolore
Il suicidio dello stalker dopo l’incontro con la ex
Prima di uccidersi il 26enne di San Vito ha incontrato un amico e una ragazza L’aveva minacciata e picchiata: per questo temeva una nuova denuncia
LUCCA. Doveva essere un incontro pacificatore e invece ha scatenato un raptus suicida. A due giorni dalla morte di Nicola Barsotti, il 26enne di San Vito che lunedì si è tolto la vita accoltellandosi sotto le Mura, emergono nuovi particolari. Poco prima di uccidersi il ragazzo ha incontrato due persone: un amico e una ragazza. Con quest’ultima Barsotti, già coinvolto in due casi di stalking, aveva intrecciato l’ennesima relazione tormentata. L’incontro doveva servire a chiudere i rapporti e il luogo scelto (nei pressi della questura) pareva garanzia di sicurezza, contro eventuali colpi di testa. Ma così non è andata.
Ricostruzione della questura. I nuovi elementi sono emersi dall’analisi delle ultime telefonate del cellulare di Barsotti e dalle immagini delle telecamere di sorveglianza della questura. Sulla base di questi elementi gli uomini della mobile, guidati da Leonardo Leone, sono giunti all’identificazione di un uomo e di una donna che quella stessa sera erano in compagnia di Barsotti.
Ecco la ricostruzione della questura. Da qualche tempo Barsotti frequenta una ragazza, ma la loro storia aveva preso una brutta piega. Litigi continui e, secondo la donna, anche violenze. Non una novità per l’ex bagnino, coinvolto già in due casi di stalking. Una situazione che ha spinto la ragazza a chiudere il rapporto, ma di fronte a questa prospettiva Barsotti si è opposto con forza. Non solo: lunedì, via telefono, la minaccia dicendo di avere con sé due coltelli e di non essere pronto in alcun modo ad accettare la fine della storia. Una situazione difficile, che spinge la donna a chiedere consiglio a un amico di Barsotti. Quest’ultimo propone un incontro a tre per chiarire la situazione. Temendo una reazione incontrollata da parte dell’ex bagnino fissa l’appuntamento nei pressi della questura, considerando il posto come un deterrente di fronte a eventuali scenate del giovane. Ma i propositi pacificatori vanno subito a farsi benedire. Nicola parte dalla sua casa di San Vito già su di giri, percorre viale Regina Margherita a bordo della Seat, poi imbocca contromano via Montanara e lì parcheggia. A piedi raggiunge il luogo dell’appuntamento. In tasca ha i due coltelli di cui ha già fatto menzione. Quando arriva di fronte ai suoi interlocutori è fuori di sé.
L’amico cerca di calmarlo, di farlo ragionare, di convincerlo a lasciare tranquilla la ragazza. Ma non c’è verso: il 26enne lancia una bottiglia contro il muro e il rumore allerta l’operatore del 113 che fa intervenire immediatamente le pattuglie della squadra volante. In strada, intanto, la furia di Barsotti monta: prima estrae un coltello e intima all’amico di farsi da parte e nel mentre sferra alcuni fendenti contro il muro. L’amico lo conosce da una vita, non crede alle sue minacce, lo esorta a discutere e tornare calmo. L’arrivo della volante è provvidenziale per i due. Ma Nicola, terrorizzato dalla possibilità di una nuova denuncia per stalking, alla vista delle forze dell’ordine scappa. L’amico e la donna, terrorizzati, decidono di allontanarsi. Scopriranno il tragico epilogo solo il giorno dopo, dicono in questura.
I precedenti. Nel gennaio 2014 Barsotti era stato condannato in abbreviato a 5 anni di reclusione per stalking sull’ex fidanzata e l’impianto accusatorio aveva retto in Appello. Ad aprile il suo legale aveva presentato ricorso in Cassazione che forse sarebbe stato discusso all’inizio 2016. Inoltre il 28 ottobre era fissata davanti al gup un’udienza preliminare che lo vedeva imputato di violenza sessuale e sequestro di persona nei confronti di una ragazza di 17 anni residente a Follonica e conosciuta in spiaggia nel 2013. Accuse infamanti che lui aveva sempre respinto al mittente professando con forza la sua innocenza.
I funerali. Il corpo di Nicola ieri era ancora conservato in una cella frigorifera dell’obitorio del Campo di Marte. Terminato l’esame esterno del corpo, il magistrato Salvatore Giannino ha liberato la salma che ora è a disposizione dei familiari per i funerali. Al momento in cui scriviamo l’ora delle esequie non è ancora stata stabilita. Si sa solo che si terranno venerdì nella chiesa di San Vito: i familiari del giovane, che ieri hanno ricevuto la visita di parenti e amici andati a testimoniare la loro vicinanza, speravano di poter seppellire il ragazzo già oggi, ma per problemi burocratici non è stato possibile. Ad occuparsi delle esequie è uno zio che ha già parlato con il parroco della chiesa, il quale ha offerto alla famiglia massima disponibilità. Per quanto riguarda l’esito degli esami tossicologici, bisognerà aspettare ancora. In molti, vista la morte cruenta dal giovane, si sono domandati se fosse sotto l’effetto di farmaci o di droghe. Per ora l’ipotesi è esclusa, ma l’ultima parola spetterà agli esami.
Coltellate tra marocchini. Intanto prosegue la caccia al marocchino che l’altra sera, poco prima che Barsotti si uccidesse, ha tagliato la gola di un connazionale con una bottiglia rotta. Il ferito è ancora ricoverato all’ospedale San Luca, ma non è in pericolo di vita. È stato fortunato: il fendente sferrato dal suo aggressore ha mancato la carotide di pochi millimetri, dicono i medici. Gli uomini della squadra mobile, guidati dalla dottoressa Silvia Cascino, sono sulle tracce dell’aggressore. Intanto il pm Giannino ha aperto un fascicolo: l’accusa è di tentato omicidio.
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