Finanza
«Aveva solo bisogno di aiuto»
Per gli amici l’ex bagnino pensava al futuro ma temeva di finire in carcere
LUCCA. Pensava al futuro Nicola Barsotti, il 26enne che due giorni fa si è accoltellato a morte sotto le Mura di Lucca. Da poco aveva finito di recintare un terreno lasciatogli dal nonno: sognava di diventare un imprenditore agricolo e stava risparmiando soldi per comprarsi una jeep e magari anche un piccolo trattore. Un lavoro di sacrificio e abnegazione che magari gli avrebbe consentito di mettersi alle spalle i problemi di stalking che si portava dietro. Quegli stessi problemi che lunedì notte lo hanno reso cieco di rabbia, al punto da spingerlo a togliersi la vita in maniera cruenta.
Da Ciacco, il locale in piazza Napoleone in cui ragazzo aveva lavorato sia in passato sia di recente, regnano amarezza e incredulità. «Venerdì ero a casa sua – racconta un amico – Abbiamo giocato fino alle 3 alla Playstation parlando delle cose da fare: voleva prendersi una piccola jeep. Era tranquillo, per niente turbato. Mai avrei immaginato una cosa simile...».
In chi lo conosceva c’è rabbia per una fine tragica che forse avrebbe potuto essere evitata. «Qualcuno ha detto che Nicola era rimasto solo e senza sostegni – dice il padre di uno dei migliori amici del ragazzo, egli stesso suo conoscente – Non è vero. Sapevamo dei problemi che aveva con la giustizia e più volte i ragazzi si erano fatti avanti per dargli una mano nei processi. Erano pronti a testimoniare in suo favore. Ma Nicola non ha mai voluto: ha sempre preferito tenerli al di fuori di tutto questo. Di sicuro si sentiva vittima di un’ingiustizia».
Nicola guardava al futuro, ma sul suo orizzonte d’attesa c’era una nuvola scura: temeva di dover finire in carcere per le due storie di stalking in cui era imputato. «Un anno, un anno e mezzo – gli dicevano gli avvocati – rischi di doverlo fare». Una prospettiva che incuteva particolare timore al giovane. Un timore cresciuto a dismisura dopo il litigio con l’ultima ragazza, durante il quale pare fosse volato uno schiaffo, con conseguente minaccia di denuncia. «Io non so se ha fatto tutte le cose di cui è accusato – dice ancora il genitore di un amico – In ogni caso, se aveva dei problemi di sicuro non è stato aiutato a dovere. Chi lo conosceva bene come mio figlio non riesce a credere che si sia voluto uccidere: ha perso la testa e forse si è tagliato la femorale per sbaglio. Per come l’abbiamo letta qui, dove lo conoscevamo bene, il suo gesto voleva essere soprattutto una richiesta d’aiuto. Se avesse voluto uccidersi non l’avrebbe fatto in quel modo». Una richiesta d’aiuto che nessuno è riuscito a intercettare, consegnando un giovane di 26 anni con seri problemi a quella rabbia irrazionale che in passato l’aveva trasformato in carnefice e di cui oggi è stato vittima.
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