Il Tirreno

Lucca

Tre locali sotto la lente di Arpat

di Gianni Parrini
Tre locali sotto la lente di Arpat

Durante la festa i tecnici hanno misurato i rumori in alcune case: a giorni i risultati

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LUCCA. Notte bianca e rumori, tre locali in attesa degli esiti dei controlli effettuati da Arpat: se gli sforamenti verranno accertati scatteranno le sanzioni.

La Notte bianca è stata un successo per molti ma non per tutti: gli uomini di Agenzia regionale per l’ambiente sono stati invitati dal comitato “Vivere il centro storico” a misurare i livelli di rumore in tre abitazioni situate nei pressi di locali che, secondo i residenti, avevano la musica troppo alta. Così, mentre per le strade impazzava la festa i tecnici di Arpat, fonometro alla mano, hanno effettuato le registrazioni dei rumori che provenivano dalle finestre o dai muri delle case in questione. «Per sapere se ci sono stati degli sforamenti occorrerà qualche giorno – spiegano dagli uffici di Firenze dell’Agenzia – I tecnici stanno analizzando i dati».

Vedremo. A quanto pare, almeno in un caso, i decibel superavano ampiamente la soglia prevista toccando gli 85, mentre il limite è 70-75. Tant’è che i residenti e gli uomini di Arpat hanno chiamato “in diretta” i vigili della Municipale, perché chiedessero al gestore del locale di abbassare il volume della musica.

Il portavoce di “Vivere il centro storico” Claudio Casotti conferma che gli uomini di Arpat sono arrivati in seguito alla richiesta del comitato, ma prima di sbilanciarsi su quanto accaduto durante la Notte bianca preferisce aspettare le risultanze dei dati raccolti dall’Agenzia. «So che in un caso c’è stato un superamento esorbitante dei limiti – dice – Ma dato che ancora niente è stato ufficializzato è prematuro parlane. In ogni caso, in diverse zone della città, ad esempio in vicolo San Carlo e in via Nuova, i residenti hanno chiesto l’intervento della municipale perché la musica era troppo alta e non venivano rispettati gli orari previsti dalle ordinanze del Comune. Il problema però è più ampio ed è legato alla mancanza di una chiara ripartizione delle zone interessate da limiti e deroghe. Nelle determine del Comune, ad esempio, manca una planimetria utile a definire con esattezza la geografia delle varie zone in cui è suddivisa la città. Ad oggi, questa demarcazione è molto sfumata, mentre la normativa regionale impone una maggiore chiarezza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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