Il Tirreno

Lucca

Morto accoltellato sugli spalti delle Mura

di Luca Tronchetti

L’uomo si è colpito ripetutamente, fino a uccidersi. Intanto al San Luca ne è arrivato un secondo con la gola tagliata

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LUCCA. Muore tra le braccia degli agenti della volante che cercano di tamponare il sangue che fuoriesce copioso dall'arteria femorale sinistra che la stessa vittima ha martoriato utilizzando uno dei due coltellacci che tiene in pugno mentre corre verso gli spalti del baluardo San Colombano per sfuggire alla cattura. Una storia allucinante, forse legata a un regolamento di conti tra extracomunitari visto che, un quarto d'ora prima e pochi metri più in là, a porta San Pietro, un connazionale della vittima - anche lui origini magrebine, precedenti per ubriachezza molesta - viene trovato ferito con una pugnalata alla gola e trasportato in ospedale con codice rosso. Non è in pericolo di vita e quando potrà parlare molte cose probabilmente saranno più chiare.

Il dramma esplode poco dopo le 22 a pochi passi dal simbolo della città: le Mura. Un misterioso suicidio che trae origine da una situazione sempre più difficile e delicata da gestire proprio nella zona che va dall'ex tribunale di via Carrara sino al baluardo San Colombano passando per porta S. Pietro e comprendendo la stazione ferroviaria. Nonostante gli sforzi di polizia, carabinieri e vigili urbani quando cala la notte quello diventa il territorio preferito delle bande di spacciatori, dei tossicodipendenti e dei giovani bulli. Basta sfogliare le cronache di questi ultimi anni per capire che i problema esiste ed è ben lungi dall'essere debellato.

La ricostruzione. Ci sono due orari da tenere bene in mente. Le 21,30 e le 22. In quella mezz'ora si scatena l'inferno. Prima viene trovato a terra in un lago di sangue nella zona di Porta S. Pietro un immigrato marocchino sui 25-30 anni. Ha una vasta ferita all'altezza della gola, ma riesce ugualmente ad avvertire il 113. La centrale operativa invia un'ambulanza del 118 che carica il ferito e lo trasporta al pronto soccorso dell'ospedale San Luca. Dalle prime testimonianze raccolte una ventina di minuti prima dell'accoltellamento qualcuno l'ha visto discutere animatamente con un connazionale ed entrambi impugnavano un'arma da taglio. Mancano cinque minuti alle 22 e un marocchino, età apparente 30-35 anni, bussa con forza alla porta carraia di via Cavour, sede della questura. Urla qualcosa, stringe due coltelli, uno più grande e l'altro più piccolo. L'operatore del 113 lo vede dal monitor e avverte subito la volante. Il tempo per gli agenti di precipitarsi su posto e quell'ombra nella notte fugge via. Percorre a piedi via Montanara e attraversa viale Giusti arrivando di fronte a piazza Ricasoli. Un agente gli corre dietro, gli urla di fermarsi. Alla scena assistono, atterriti e impotenti, diversi testimoni.

Autolesionismo. Ma lui rotea i bracci che stringono i coltelli e, giunto all'altezza del ponticello che porta verso il baluardo San Colombano, inizia a colpirsi sia a destra che a sinistra al torace e alle gambe. Un insensato autolesionismo che termina ai piedi delle Mura. La pugnalata fatale, forse, all'arteria femorale. Il sangue esce copioso e inarrestabile. Quando gli agenti sono su di lui capiscono la gravità della situazione. «Presto chiamate un'ambulanza», urlano all'operatore in contatto radio. Uno dei sovrintendenti sfila la cinta ai pantaloni del giovane immigrato che giace a terra con il sangue che cola da tutte le parti e, come fosse un laccio emostatico, stringe la coscia sinistra del ragazzo. Sente pulsare il sangue dello sventurato, i battiti del suo cuore sono accelerati. In quegli istanti dove la lotta tra la vita e la morte segna il destino di ogni uomo il poliziotto non pensa alle conseguenze personali. Generosamente e disperatamente prova a salvare quell'uomo. Ma è tutto inutile: gli agenti lo vedono morire tra le loro braccia.

L'indagine. Sul posto arriva il commissario Leonardo Leone della volante e il capo della Mobile, Silvia Cascino. Il cadavere dell'immigrato viene coperto da un lenzuolo e gli agenti segnano con un numero le chiazze di sangue dal ponticello sino al luogo dove l'immigrato esala l'ultimo respiro. Un testimone, più vicino di altri alla scena del crimine, viene accompagnato in questura come persona informata dei fatti e collabora, per quanto di sua conoscenza, con gli inquirenti. La polizia provvede ad avvertire il magistrato di turno, Salvatore Giannino, che invia sul posto il medico legale per constatare la causa del decesso. Che il magrebino, di cui al momento di andare in stampa non si conoscono le generalità (in tasca sembra non avesse documenti, ndr), si sia suicidato pare non vi sia alcun dubbio. Gli investigatori vogliono capire se c'è un nesso di causalità tra l'extracomunitario accoltellato a porta S. Pietro e l'immigrato che si è ucciso. Non è da escludere, ma servono prove certe, che i due, magari dopo aver bevuto troppo e per ragioni legate ad attività di spaccio o comunque illecite, abbiano litigato sino a sfidarsi a colpi di coltello.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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