Il Tirreno

Lucca

Bimbo morto durante il parto: a giudizio medico e infermieri

di Luca Tronchetti
Bimbo morto durante il parto: a giudizio medico e infermieri

Una ginecologa e tre ostetriche accusate dalla procura di omicidio colposo. Il neonato era il secondo figlio di una coppia di cingalesi che vive in Lucchesia

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LUCCA. Per la morte di un neonato avvenuta durante il parto all’ex ospedale Campo di Marte la procura ha chiesto il processo nei confronti di una ginecologa e tre ostetriche accusate a vario titolo di omicidio colposo. L’udienza preliminare è stata fissata martedì 29 settembre davanti al gup Silvia Mugnaini. Originariamente gli indagati erano otto, ma nel corso degli accertamenti tecnici disposti dal sostituto procuratore Antonio Mariotti (che si avvalso di un paio di consulenti) sono uscite dal processo altre quattro persone tra ginecologi, pediatri e infermieri.

I fatti. Sono le 11 del 2 maggio 2013 e una giovane mamma cingalese di 31 anni che dal 2010 vive nella periferia cittadina e prestava, sino al momento della gravidanza, servizio in una famiglia come badante entra nel reparto di ostetricia-ginecologia dell’ospedale Campo di Marte. È al nono mese e deve dare alla luce il suo bimbo. Trascorrono diverse ore in sala parto e alla fine, sono le 16,45, il piccino nasce. Ma purtroppo quando esce dal ventre materno il suo cuoricino ha già cessato di battere. Nessun vagito: è nato morto. Il padre, un cingalese che abita a Lucca dal 2007 e che deve arrangiarsi come lavapiatti a ore dopo aver perduto il lavoro perché la ditta in cui era impiegato aveva chiuso i battenti, viene avvertito del decesso del figlio. La madre, a cui inizialmente viene nascosta la verità, resta ricoverata sino al 6 maggio.

Implicazioni penali. Dopo il decesso passano sei giorni prima che la procura venga avvertita della morte del piccino durante il parto. Ad avvisare i magistrati è il legale della famiglia cingalese, avvocato Costanza Cecchini, perché i suoi assistiti piombano nel suo studio per chiedere di accelerare l’iter per la sepoltura visto che il corpicino del neonato sei giorni dopo il decesso era ancora in una cella frigorifera dell’obitorio. Il sostituto procuratore Antonio Mariotti cade dalle nuvole perché nessuno lo aveva informato della vicenda e apre subito un fascicolo nominando come anatomopatologo Marco Di Paolo, affidando le indagini alla squadra Mobile e iscrivendo nel registro degli indagati otto persone: medici, infermieri e pediatri presenti nel reparto e venuti in contatto con la puerpuera dal momento del ricovero al momento della nascita del bimbo. Per gli inquirenti la ginecologa indagata e le ostetriche avrebbero dovuto procedere con il cesareo anzichè insistere con il parto naturale.

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