Sicurezza
«Vizi negli atti per il bando» Casa del Boia, ancora caos
Scontro in commissione di garanzia tra la presidente e i dirigenti comunali Giorgi: «La gara è da rifare». Marchi e Angeli: «In ballo fondi importanti»
LUCCA. Un testa a testa serrato, una battaglia combattuta a colpi di determine e cavilli. L'aria è pesante nella sala della biblioteca di palazzo Santini dove Laura Giorgi, consigliera di M5S, in qualità di presidente della commissione consiliare di controllo e garanzia ieri ha chiesto chiarezza ai dirigenti del Comune, Giovanni Marchi e Graziano Angeli, sulla vicenda del bando per la gestione dell'ex Casa del Boia e il progetto di realizzarvi un museo multimediale della Francigena. La tesi che Giorgi vuole dimostrare è che «gli atti contengono vizi che inficiano la gara».
Una vicenda farcita di quattro determine comunali in sei mesi, una gara andata deserta, una fuga di notizie sulle società interessate e una procedura negoziata in corso fino al 31 agosto. Una vicenda su cui ieri, Laura Giorgi ha chiesto che fosse fatta chiarezza. Il suo intervento parte da lontano, dal 19 marzo 2015 quando, con la determina 486, il Comune tracciava le linee guida della gara prevedendo «la procedura di selezione nella forma della gara aperta e con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa ». Ma il 29 giugno, giorno di scadenza dei termini per fare le domande, sul tavolo non ce n’è nemmeno una. A questo punto la formula della gara cambia: si passa alla procedura negoziata come stabilisce il disciplinare nel caso la gara vada deserta; e il 6 luglio arriva la seconda determina (n.1213) ma secondo Laura Giorgi, è qui che qualcosa non torna: «La determina del 6 luglio ha netti elementi di vizio - dichiara in commissione la presidente - perché col nuovo documento si passa da una gestione integrata a una affidamento di parte, e questo va contro le regole della procedura negoziata la quale prevede che le condizioni iniziali del contratto non possano essere modificate. Nel caso si cambino le condizioni va fatta una nuova gara».
Contestazione a cui il dirigente Giovanni Marchi risponde dicendo che «la sua è una supposizione perché la procedura non si conclude con la manifestazione d’interesse ma è l’amministrazione che deve decidere le possibilità di accogliere anche richieste parziali». Sulla stessa contestazione interviene anche il dirigente Angeli: «Qualora il progetto si fosse avviato sulla base di quella determina il rischio c’era ma in realtà questo non è successo. E comunque, se non ci fosse stata la fuga di notizie, non ci saremmo nemmeno occupati di questa vicenda. È stato in quel momento che ci siamo accorti che il pozzo era inquinato e quindi abbiamo annullato la delibera».
A seguito di informazioni divulgate da un consigliere che le aveva ottenute in virtù della sua possibilità istituzionale di accesso agli atti, il 12 agosto la determina del 6 luglio viene annullata da un’altra determina, la 1393. Ma secondo Laura Giorgi, «il consigliere comunale non c’entra nulla, bensì la responsabilità è del responsabile del procedimento che avrebbe dovuto differire l’accesso agli atti, in base alla legge».
Graziano Angeli spiega che «la segreteria fa consultare gli atti ai consiglieri perché sa che la responsabilità sulla divulgazione delle informazioni è loro».
Per quanto riguarda invece l’ultima delibera (1396) del 14 agosto 2015, si torna alla formula iniziale prevista dal bando, quella che prevede cioè la gestione integrata dei servizi. E secondo Laura Giorgi, «questo avvalora ancora di più la tesi che la determina di affidamento precedente fosse viziata».
«Il responsabile del procedimento ha fatto una scelta trasparente della manifestazione di interesse - dice Angeli - era giusto andare avanti per non perdere il finanziamento della Regione». Anche secondo Giovanni Marchi «l’essere intervenuti subito approvando una nuova delibera, consente all’amministrazione di stare nei termini previsti e nonostante questi incidenti vorremmo arrivare al risultato». Ma per Laura Giorgi «la fretta è cattiva consigliera e il rischio di perdere i soldi non può giustificare errori legislativi».
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