Attenzione
Stanze vuote e silenzio: così muore un gioiello
Lucca, niente più eventi e uffici dimezzati: Palazzo Ducale rischia di spegnersi. Nelle sale storiche del quartiere di Parata ora regna la desolazione
LUCCA. È il simbolo del governo della città e uno dei beni più amati dai lucchesi, tant’è che nel 1867, all’epoca dell’Unità d’Italia, si cacciarono le mani in tasca e ne tirarono fuori 300.000 lire per ricomprarlo dal neonato Stato. Parliamo di Palazzo Ducale, il più grande complesso architettonico (esclusa la ex Manifattura) presente nel perimetro dell’arborato cerchio. Il monumentale immobile, per secoli sede della Res Publica Lucensis, oggi ospita una Provincia mutilata dalla riforma Delrio e una prefettura in odor di trasloco (ne parliamo a parte, ndr). La domanda, che in molti si fanno, è semplice: cosa ne sarà di Palazzo Ducale e dei suoi tesori nascosti? Lasciarci solo una Provincia monca di metà dei suoi dipendenti e troppo povera per organizzare gli eventi che fino ad ora hanno tenuto vivo il complesso, sarebbe un modo per condurre il palazzo a un degrado graduale ma inesorabile. Ci vuole altro.
Lentamente muore. Sarà il clima d’agosto e l’assenza di molti dipendenti per le ferie, ma passeggiando per i corridoi e le stanze semivuote del palazzo si percepisce l’incertezza di questo tempo, sospeso tra un passato abbacinante e un futuro buio. Almeno finché qualcuno non vi farà luce. Scrutando il cortile Carrara dall’ascensore a vetri che porta ai piani superiori, si notano i primi segni di incuria: vetri sporchi, guano di piccione e ragnatele spuntano qua e là, in alcuni angoli un po’ trascurati. Nel cortile degli Svizzeri, invece, il selciato è danneggiato e avvallato, mentre la Caffetteria del piano terra è chiusa da più di un anno. Niente di grave, intendiamoci. Solo una spia di ciò che potrebbe accadere, e in ben altra misura, nei prossimi anni se non si affronterà la questione.
Lentamente muore. Con i provvedimenti sulla spending review prima e le riforme “taglia province” poi, gli uffici si sono in parte svuotati (i dipendenti passeranno da 460 a poco più di 200, ndr), mentre le risorse per la manutenzione del palazzo e l’organizzazione di quegli eventi necessari ad avvicinarlo al pubblico si sono assottigliate. Nel decennio 2001-2010, ad esempio, vi si tennero almeno 8.000 iniziative, compreso il vertice del 2006 fra Prodi e Chirac. Ora, però, la Provincia non può più spendere un centesimo, tant’è che negli ultimi mesi uno dei pochi momenti di vita delle sale del quartiere di Parata è stato determinato dall’arrivo degli studenti del liceo musicale, che si ritrovavano tra le pareti azzurre della Sala Accademia I, per le prove dell’orchestra. Nella sala di rappresentanza, invece, un paio di volte a settimana si tengono i corsi dell’Università dell’età libera. Vuote e tristi le altre sale storiche: l’Accademia II, la Maria Luisa e la splendida Ademollo. Sparsi per il complesso ci sono anche la sede della Fondazione Cresci, quella del museo del Risorgimento e quella dell’associazione musicale lucchese. Oltre al comando dei carabinieri. Troppo poco per pensare che Palazzo Ducale possa sopravvivere.
Le elezioni. Il nuovo presidente della Provincia (le elezioni ci saranno il 20 settembre) dovrà decidere sulle magnifiche sorti e progressive del complesso, tenendo presente il budget ridotto e gli spazi sovradimensionati.
L’idea, che ogni tanto ritorna, è quella di trasferirvi la sede del palazzo Comunale e adibire il quartiere di Parata (e se libera la parte oggi in affitto alla Prefettura) a percorso museale. «Il mio auspicio – spiega l’ex presidente della Provincia Baccelli, oggi consigliere regionale – è che rimanga un palazzo vivo e vitale. Per questo non è irragionevole pensare che torni a essere a tutti gli effetti il palazzo pubblico di Lucca, dove si riuniscono gli uffici di Provincia e Comune. Un'idea risalente ai tempi in cui era sindaco Pietro Fazzi, che oggi potrebbe essere di nuovo attuale. I palazzi senz'anima, senza contenuti e senza funzioni rischiano di degradarsi. In quest’ottica credo sia importante mantenere la doppia funzione: amministrativa e culturale». Una partita tutta da giocare, anche perché “curare” il complesso costa caro: dati precisi dalla Provincia non ne escono, ma si parla di centinaia di migliaia di euro l’anno. Il progetto di restauro più importante fu avviato nel 1998 dall’amministrazione Tagliasacchi con i soldi del Giubileo: per tirare a lucido Palazzo Ducale si investirono quasi 10 miliardi e si costituì un ufficio speciale denominato Fabbrica. Un ufficio che ora esiste solo sulla carta, dato che le risorse sono pressoché estinte.
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