Il Tirreno

Lucca

Malta, giochi e allegria: il nostro aiuto a Carnia

Federica Scintu
Malta, giochi e allegria: il nostro aiuto a Carnia

Alcuni degli “angeli” di Lucca raccontano la loro esperienza di volontari. Il sindaco di Venzone: «Per l’anniversario dedicheremo loro una giornata intera»

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(A sinistra Renato Tambellini e Antonio Belli)

LUCCA. Hanno tutti la voce rotta dal pianto quando, con i ricordi, vanno a quelle estati trascorse, ormai quasi 40 anni fa, tra le montagne friulane di Venzone, Carnia e Portis. Ripensano a quando dormivano dentro i prefabbricati perché intorno c’erano solo macerie, a quanto caldo facesse lì dentro e a quanto questo non fosse un problema, a quando cucinavano all’aperto, tutti insieme, e ancora a quando, per andare al bagno, bisognava fare «un pochino di strada a piedi» perché gli unici servizi a disposizione erano all’interno della struttura donata al paese dall’arcidiocesi di Lucca, che da qualche anno ormai è diventata la sede della protezione civile di Venzone. Sono le prime testimonianze che abbiamo raccolto di quei ragazzi che da Lucca partirono per aiutare le popolazioni colpite dal sisma, quei ragazzi ora diventati adulti che il sindaco di Venzone, Fabio Di Bernardo, vuole incontrare a maggio dell’anno prossimo, in occasione del 40esimo anniversario dal sisma.

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«Saranno tutti nostri ospiti - dichiara il primo cittadino di Venzone - e ci sarà una giornata dedicata interamente a loro. In quell’occasione sarà data loro un’onorificenza, un riconoscimento per tutto il bene che hanno fatto negli anni alla nostra comunità». Anni in cui sono nati anche amori e amicizie sincere che ancora resistono al passare del tempo ma anche alle distanze. C’è infatti chi si è trasferito e non vive più in città ma che comunque continua a farsi vivo ogni volta che può con gli amici dei campi estivi, lucchesi e friulani.

Ma c’è anche chi da Lucca partì la notte stessa del terremoto, dopo aver caricato il furgone della Croce Verde di abiti, lenzuola e provviste di ogni genere. «Un viaggio che non dimenticherò mai. Mi ricordo che siamo rimasti lì- racconta Umberto Tognetti, che oggi ha 81 anni, - giusto il tempo di consegnare tutto ma i miei occhi non hanno mai dimenticato quel disastro. Dentro di me ci sono ancora quelle macerie».

MARIA D'OLIVO - "Dormivamo nelle baracche, lì non era rimasto nulla"

33_FA98_WEBMaria D’Olivo è una dei ragazzi che, a partire dal 1977, ogni estate per tre anni, andò ad aiutare le popolazioni di Carnia e Portis, in Friuli. «Ricordo che non c’era niente, dormivamo nelle baracche; io avevo 14 anni e insieme al mio gruppo, composto da ragazzi e ragazze, ci occupavamo sia dell’assistenza ai bambini che degli anziani». Anche Maria faceva parte del gruppo dei ragazzi partiti da Segromigno: «A distanza di 40 anni mi ricordo ancora benissimo di quell’esperienza. Mi ricordo il calore con cui ci accoglievano ogni anno, le iniziative che organizzavamo, le tante persone meravigliose che ho avuto la fortuna di conoscere. Alcune di loro le frequento ancora». Ad accompagnare i ragazzi di Segromigno, che di solito trascorrevano nelle zone terremotate circa 15 giorni, c’era sempre un parroco. Il gruppo però era eterogeneo: «Con noi partivano anche ragazzi e ragazze più grandi e non solo dal nostro paese ma anche da Lucca. A Carnia ricordo che c’era anche una suora che probabilmente però stava sempre lì, anche lei per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto. Una volta poi - conclude Maria D’Olivo - ci siamo andati anche d’inverno e per Capodanno organizzammo una grande festa tutti insieme».

UMBERTO TOGNETTI - «Aveva moglie e figli, lavorò insieme ai figli»

90-_WEB«Siamo partiti subito dopo aver sentito la scossa: il tempo di caricare il furgone della Croce Verde e ci siamo messi in viaggio per portare provviste, abiti, lenzuola e lettini alle popolazioni colpite dal sisma del Friuli».
Ha la voce commossa, Umberto Tognetti, oggi ottantunenne, tra i volontari della Croce Verde di Lucca che insieme ad altre due persone, caricò il camion di tutto ciò che avevano a disposizione per portarlo immediatamente a Gemona, una delle località più colpite dal terremoto del 1976.
«Si viaggiò tutta la notte e ricordo che quando arrivammo lì intorno a noi non c’era più nulla, solo macerie con tante persone ancora sepolte là sotto. La caserma era tutta crollata e il sindaco che ci accolse non aveva più un ufficio. Ci disse solo di portare tutto al campo sportivo ed è così che incontrai una persona davvero speciale». Umberto Tognetti rimase pochissimo a Gemona, giusto il tempo di scaricare gli aiuti ma di quelle poche ore non ha dimentica nulla: «Sul furgone con noi salì un uomo che aveva appena perso la moglie e tre figli. Lavorò sodo per scaricare cibo e altri generi di prima necessità. Lui, davvero, non me lo dimenticherò mai».

RENATO TAMBELLINI - «Erano molto ospitali con noi e ci offrivano sempre da bere»

RENATO TAMBELLINI«Mi ha sorpreso che a Venzone si ricordino sempre di noi ma non posso negare che mi abbia fatto davvero molto piacere sapere che in qualche modo siamo riusciti a lasciare un segno». Renato Tambellini oggi ha 53 anni ma nel 1979 e nel 1980 d’estate andava a Portis e a Carnia insieme ai ragazzi di Segromigno per dare una mano a chi, dopo il terremoto, aveva perso tutto. «Davamo una mano a tagliare il fieno o a ricostruire le case. Ricordo che non c’erano muratori ma erano gli stessi proprietari delle abitazioni a rimetterle in piedi. E uno di loro mi disse: “Conta le carriole di malta che hai portato mettendoti in tasca un sassolino per ognuna”». Renato Tambellini aveva iniziato a frequentare i campi estivi in Friuli a 17 anni e ci andò negli anni 1979-1980. Di quel periodo ha tante fotografie che mostrano i momenti felici trascorsi a Carnia. Tra i suoi ricordi ci sono anche le bevute insieme ai friulani che, racconta: «Ci andavano giù pesanti». «Erano molto ospitali - aggiunge Renato Tambellini - e ci offrivano sempre la grappa. Alla fine, per difenderci, avevamo imparato a non finirla subito altrimenti erano lì pronti a riempirci nuovamente il bicchiere».

MARCO VANELLI - Il primo viaggio fuori casa tra show comici e primi amori

MARCO VANELLI«A Carnia stavamo dentro due prefabbricati, in uno ci dormivano i maschi, nell’altro le femmine: avevo solo 16 anni ed era la prima volta che trascorrevo un periodo fuori da casa». Ricorda tutto Marco Vanelli, 52 anni, di quell’esperienza vissuta nei campi estivi organizzati dalla diocesi a Carnia. «Io andai nel 1979 e nel 1980 insieme ad altri ragazzi dell’Arancio. Ad accompagnarci c’erano i parroci - racconta Vanelli - prima don Angelo Sciarra e poi don Franco Vitali. Ricordo che andavamo a lavorare nei campi e poi il resto della giornata la passavamo con i ragazzi del posto organizzando scenette divertenti. Noi toscani però eravamo più aperti dei friulani e spesso mi rendevo conto che le nostre battute facevano ridere solo noi». Tra i ricordi di Marco Vanelli però ci sono anche i primi amori sbocciati proprio durante i campi estivi, le escursioni in montagna e le cene a casa dei friulani. «Erano sempre molto ospitali con noi e spesso ci ospitavano anche a cena nei prefabbricati dove si erano ritrovati a vivere - racconta ancora Marco Vanelli - perché nel terremoto avevano perso tutto ma non la dignità e la cordialità».

ANTONIO BELLI - «Ci scambiarono per operai, volevano pagari il lavoro»

antonio belli«La prima volta che sono stato a Carnia avevo solo 14 anni e mi ricordo che gli abitanti del posto non avevano capito che fossimo volontari e volevano pagarci per tutti i lavori che facevamo».
Le parole sono di Antonio Belli, 52 anni, che dopo il terremoto del 1976 partì insieme ad altri ragazzi di Segromigno. «In realtà noi eravamo molto giovani e sapevamo fare molto poco ma mi ricordo - dice Antonio Belli - il modo in cui ci accolsero. Fu la bellezza del gesto ad arricchirci dentro e sono felice di averla fatta». Per tre estati e un inverno, a partire dal 1977, Antonio Belli tornò nelle frazioni terremotate del comune di Venzone: «Ricordo di non aver mai sentito i friulani lamentarsi, anzi erano sempre molto fieri e ho avuto una grande fortuna a conoscerli. Ci invitavano spesso a cena nei prefabbricati e con alcuni di loro ho mantenuto dei buoni rapporti di amicizia. Quel periodo di volontariato e solidarietà è uno dei momenti della mia vita di cui vado più fiero e a livello personale è un’esperienza che non dimenticherò mai anche perché mi ha formato e alla fine ha inciso parecchio nelle scelte che ho preso successivamente».

ANCHE TU SEI UNO DEI RAGAZZI DI LUCCA? CONTATTACI

Il Tirreno accoglie l’appello del sindaco di Venzone. Ecco perché, se avete fatto parte di questo gruppo che per tre anni ogni estate partiva da Lucca e dintorni per portare il proprio contributo alle popolazioni terremotate del Friuli, vi chiediamo di contattarci inviando una mail all’indirizzo: lucca@iltirreno.it oppure i attraverso la nostra pagina Facebook “Il Tirreno-Lucca”, con un messaggio privato o un post pubblicato sulla pagina. Saremo noi a fare da ponte tra Lucca e Venzone affinché quest’iniziativa possa riuscire al meglio.

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