Proteste
Norme più rigide per il recupero nelle zone vincolate
Gli interventi possibili solo se gli edifici saranno in sicurezza e se le opere con comporteranno problemi per il territorio
CAPANNORI. Sì al recupero di edifici in zona ad alto rischio idraulico, ma a condizione che si tratti di volumi già esistenti e che la progettazione preveda interventi di messa in sicurezza e non vada ad aggravare la pericolosità dell'area.
E' una delle importanti novità contenute nella bozza del prossimo regolamento urbanistico che a settembre sarà discusso ed approvato dal consiglio comunale di Capannori. Lo strumento urbanistico ha recepito un'interpretazione normativa, proposta dal geologo Paolo Sani, incaricato dall'ente per uno specifico approfondimento della materia. Pertanto, se ci sarà il disco verde da parte del civico consesso, si potrà edificare anche in area vincolate ad alto rischio idraulico (classe E4), purché siano rispettate rigide prescrizioni.
«Il nuovo regolamento - spiega il presidente della commissione urbanistica comunale Guido Angelini - andrà a favorire il recupero di volumetrie esistenti e siti dismessi, ma con delle precise condizioni, ovvero che sia garantita la messa in sicurezza degli interventi e che la nuova edificazione non comporti un aggravio della pericolosità idraulica attraverso un preciso piano attuativo. Questo cambiamento è dovuto a quanto illustrato dal geologo Sani in commissione urbanistica in relazione all'interpretazione della legge regionale per le zone ad elevata pericolosità idraulica. Una novità importante per Capannori visto che in passato diversi edifici sono stati edificati in aree di questo tipo. Il nuovo strumento urbanistico vuole evitare speculazioni edilizie e favorire soluzioni compatibili con il territorio e il rispetto dell'ambiente che è una delle prerogative del Comune».
La variante urbanistica prevede alcuni importanti interventi per il riutilizzo delle volumetrie esistenti, tra cui il recupero di una ex cartiera a Lammari e della ex distelleria a Tassignano. Riduzione del consumo di suolo è la parola d'ordine anche per la residenze.
La politica urbanistica improntata alla sostenibilità ambientale e alla salvaguardia del territorio da ulteriori cementificazioni portata avanti dall’amministrazione comunale negli ultimi dieci anni ha dato i suoi frutti: dal 2004 al 2013 su un totale di 2.098 alloggi ben 1.443 sono nati dal recupero e 655 scostruiti in aree libere.
Nello stesso arco di tempo il perimetro dei centri abitati è passato dai 24 chilometri quadrati del 2004 ai 21 chilometri quadrati del 2014, con un calo di 3 chilometri quadrati di terreni destinati ad edificazione che sono tornati a destinazione agricola.
Nicola Nucci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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