Il Tirreno

Lucca

Uffici postali nella Valle i conti che non tornano

di Nicola Bellanova
Uffici postali nella Valle i conti che non tornano

Con lo stop a Mologno e Castelvecchio Barga ne avrebbe due per 10.000 persone mentre Borgo a Mozzano (7.700 residenti) continuerebbe ad averne tre

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VALLE DEL SERCHIO. Non si è ancora spenta l'eco della clamorosa manifestazione di protesta organizzata spontaneamente a Mologno contro la chiusura dell'ufficio postale distaccato di Barga Centro, che l'attesa è tutta per il 31 agosto prossimo, data in cui il sindaco Marco Bonini incontrerà i vertici regionali di Poste Italiane per discutere (e sarebbe già un ottimo risultato, vista l'intransigenza dell'azienda) sulle soluzioni alternative alla chiusura degli sportelli di Mologno e Castelvecchio Pascoli.

Poste Italiane ha provveduto a disdire i contratti di affitto dei due uffici, nell'ottica di un risparmio di costi e personale. Ma, a parte che i due locali hanno canoni tra loro molto diversi (quello di Mologno ha un prezzo simbolico in quanto frutto di accordi tra Gruppo Ferrovie dello Stato e Poste Italiane, ossia due aziende di fatto a capitale pubblico e Castelvecchio ha un canone tendente ai prezzi di mercato), la decisione di chiudere baracca e burattini cozzerebbe, numeri alla mano, con quanto accade in tutta la Valle del Serchio. E se proprio si guarda col bilancio la produttività e i costi di gestione degli sportelli, qualche diseconomia emerge. Una valle che già tre anni fa ha pagato dazio alla “razionalizzazione” imposta dal management di un'azienda giuridicamente privatistica, ma di proprietà pubblica. Se dovessero essere confermate le serrate di Mologno e Castelvecchio, il più grosso comune dell'intera Valle avrebbe solo due uffici postali aperti tutti i giorni per 10.200 abitanti, ossia Barga Centro e Fornaci, col rischio di allontanare tutti quei clienti che giornalmente si recano a Mologno, e provenienti dai centri limitrofi. Negli altri comuni, la situazione è diversa. A Borgo a Mozzano (7.700 residenti) sono tre gli sportelli aperti tutti i giorni: quello del capoluogo, a Diecimo e Valdottavo. A Bagni di Lucca, addirittura, sono tre nel raggio di appena chilometri per una popolazione di seimila abitanti, molti dei quali vivono all'estero: Fornoli, Ponte a Serraglio e La Villa, oltre che San Cassiano di Controni che serve la montagna per alcuni giorni a settimana.

A Coreglia Antelminelli, volendo, ci sarebbero i paradossi più clamorosi: due sportelli aperti dal lunedì al sabato e oberati di lavoro come Piano di Coreglia e Ghivizzano, ad appena un chilometro l'uno dall'altro e con un solo operatore ciascuno, e poi Coreglia capoluogo che lavora tre giorni a settimana. Però, sempre sul fondovalle, in posizione baricentrica tra il Piano e Coreglia, c'è un grande capannone utilizzato come centro di smistamento e base per i portalettere. Di fatto, nel giro di pochi chilometri sono quattro affitti da pagare e soprattutto con poche risorse umane, quando invece magari si potrebbero ottimizzare i servizi e risparmiare, attraverso una migliore sistemazione logistica.

È anche vero che nei mesi scorsi Coreglia e Bagni di Lucca sono state penalizzate con le chiusure degli uffici di Tereglio e Montefegatesi, così come Ponte all'Ania sul territorio barghigiano. Ma le poste in montagna sono necessarie, e soprattutto non è detto che chiudere uno o entrambi i punti di Barga porti benefici, perché, di fatto, molti utenti dello sportello di Mologno (che mediamente compie 180 operazioni al giorno grazie anche ai clienti provenienti da centri e aree industriali limitrofe) si rivolgerebbero altrove, e quindi modificare le piante organiche degli altri sportelli della zona con trasferimenti forzati di dipendenti e servizi.

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