Gioco
Ma i residenti hanno paura «E se ci fosse uno dell’Isis?»
A Nozzano e San Macario c’è preoccupazione per l’arrivo dei richiedenti asilo «Ce li siamo trovati in casa da un giorno all’altro e nessuno ci ha informato»
LUCCA. «Sarà anche gente che sta male ma chi ci assicura che tra loro non vi sia qualcuno dell’Isis? Inutile girarci intorno: noi abbiamo paura». Cristina abita con la figlia e il marito a Nozzano, nella stradina che si trova dietro il bed and breakfast “Bella vista”, in via di Poggio, dove da qualche giorno sono ospitati 20 ragazzi provenienti da Nigeria, Bangladesh, Gambia e Costa d’Avorio. Sono tutti giovani tra i 18 e i 30 anni e non ci sono donne. Nessuno di loro parla l’italiano e solo qualcuno mastica un po’ d’inglese. Per il momento i vicini li hanno sentiti giocare a pallone nel giardino della struttura o al massimo li hanno intravisti passeggiare lungo il bordo della strada. Niente di più. Comunicare con loro non è facile neppure per i mediatori della cooperativa Odissea, che si occupa dell’accoglienza: «Sono dei richiedenti asilo – spiega un ragazzo della cooperativa – È una fase delicata. Con tutto quello che hanno passato sono diffidenti, non è facile guadagnarsi la loro fiducia e farsi raccontare le storie che si portano dietro. Alcuni hanno paura a farsi intervistare e fotografare: temono che leggendo gli articoli su Internet qualcuno possa fare rappresaglie nei confronti delle loro famiglie che sono ancora nei paesi d’origine».
A Nozzano nessuno sa niente. Seppur comprensibile, la cortina di silenzio che circonda questi venti ragazzi, contribuisce ad alimentare le paure e le preoccupazioni dei vicini, che da un giorno all’altro si sono visti arrivare in casa “l’uomo nero”. «Qui non li vogliamo – dice chiaramente Elisabetta Vallini, che abita nella villetta a schiera dietro il centro di accoglienza – Questa è una zona residenziale: ci vivono uno psichiatra, medici e altre persone per bene. Ora rischia di essere squalificata e se uno si decidesse a vendere chissà quanto ci rimetterebbe. Proprio qui dovevano mandarli?».
«Se è gente che ha bisogno non ci tiriamo indietro – spiega Cristina – Ma le cose sono state fatte nel modo sbagliato: ce li hanno buttati alle porte di case da un giorno all’altro, senza darci alcuna spiegazione. Non sappiamo chi sono, da dove arrivano, cosa faranno, quanto tempo staranno qui e se ci sarà un turn-over continuo. Credo sia nostro diritto avere queste informazioni».
Richiesta più che legittima ma che al momento non è stata soddisfatta. Né dall’amministrazione comunale, né dalla prefettura. E neppure dalla cooperativa che li ospita e tanto meno dal titolare del bed and breakfast, che ha partecipato al bando per accoglierli. In questo scenario nebuloso, l’unica sensazione che riesce a mettere radici è la paura. «Mia figlia e la sua amica ieri sono andate a prendere il pullman e sono passate davanti alla struttura: sono ragazze e d’estate vanno in giro in canottiera e pantaloncini. Beh c’era un profugo, un ragazzo piuttosto giovane, che quando le ha viste passare le ha squadrate due-tre volte. Ora, si immagini la preoccupazione di un genitore di fronte a questa scena: non sono per niente tranquilla».
«Non vorrei che ci fossero problemi di tipo sanitario – dice Paolo, che insieme a moglie e al figlio ha il giardino che dà proprio sul bed and breakfast – Del resto non sappiamo chi sono e da dove arrivano. E poi con tutta la gente che non arriva in fondo al mese si vanno a dare soldi e case a queste persone. Ma...».
Ma quando arrivano? A San Macario, dove si trova “Il Vecchio frantoio”, l’altro bad and breakfast in predicato di ospitare i profughi, c’è un po’ di sconcerto. «Ma allora è vero che arrivano? – dice preoccupata la signora Umberta Lucchesi, che ha il giardino confinante con quello in cui si trova la piscina della struttura – L’abbiamo letto sul giornale e lì per lì c’è sembrato strano. Sono un po’ titubante: anche gli italiani sono stati migranti ed è bene non chiudere le porte in faccia a chi ha bisogno. Però, se penso che a breve ci saranno 20 uomini sconosciuti a due metri dalla piscina in cui prende il sole mia figlia, un po’ di preoccupazione ce l’ho. Almeno ci facciano sapere quando arrivano». Ci piacerebbe poter dare una risposta alla signora, ma ancora non vi sono certezze. Dopo l’incontro di ieri in prefettura, che ha portato da 20 a 40 il numero dei profughi che verranno ospitati tra San Macario e Nozzano, non è chiaro se e quando arriveranno in questa struttura. La struttura comunque si presenta bene: immersa nel verde è decisamente più grande di quella di Nozzano. Ci sono due piscine e un arredamento rustico-elegante che non dispiacerà agli ospiti. Uniche pecche: l’isolamento rispetto al paese e il cellulare che non prende. C’è però il wi-fi. Mentre parliamo con la signora Lucchesi arriva anche la figlia ventenne: «Io non ho pregiudizi e non mi ritengo razzista – dice Giada Bozzoli – ma è chiaro che siamo perplessi di fronte a una scelta che ci ha colto di sorpresa. Inoltre non sappiamo se rimangono a lungo o cambiano ogni due-tre settimane».
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