Il Tirreno

Lucca

I primi “angeli” rispondono all’appello

di Luca Cinotti
I primi “angeli” rispondono all’appello

Foto d’epoca e ricordi commossi da parte di chi, a metà anni Settanta, partecipò alla ricostruzione del Friuli

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(Nella foto alcuni ragazzi di Segromigno: la seconda da sinistra è Anna Maria Pietrasanta; dietro di lei Piero Azzola. Il quarto da sinistra è Moreno Ferroni, poi, vestita in bianco, Lorenza Vellutini. Proseguendo verso sinistra si vedono Renato Tambellini e, sotto di lui, Maria D’Olivo e Antonio Belli (accosciato). La ragazza con la sciarpa è Emanuele Benvenuti e sono originari di Lucca anche gli ultimi due ragazzi sulla destra)

LUCCA. «Mi sono emozionata tantissimo a vedere quelle foto. Se ci sarà occasione, sarò senz’altro in Friuli per i 40 anni dal terremoto del 1976». Lorenza Vellutini all’epoca aveva 14 anni. Ed era uno degli “angeli del terremoto” che partirono dalla nostra provincia per aiutare le popolazioni friulane e, in particolare, quelle del comune di Venzone, il cui sindaco Fabio Di Bernardo ha lanciato ieri sul nostro giornale un appello per ritrovare i lucchesi che furono determinanti per la ripresa di un territorio messo in ginocchio dal sisma del 6 maggio di quarant’anni fa. Un appello che il nostro giornale ha ripreso - grazie anche a Internet - e che sta cominciando ad avere le prime risposte.

«La foto con la neve - spiega la signora Vellutini - risale al dicembre del 1977. In quell’occasione rimanemmo una settimana, mentre ad agosto la permanenza era stata di due settimane». L’immagine è stata scattata a Tarvisio e ritrae ragazzi del posto insieme ad alcuni giovani e giovanissimi di Segromigno, che erano partiti per l’alta Italia grazie all’interessamento dell’Azione cattolica. Qui ce ne sono solo una parte dei circa 25 che si misero in moto per aiutare le popolazioni terremotate.

«In quell’occasione - spiega Lorenza - eravamo insieme a ragazzi di Ponte a Moriano, mentre l’anno successivo c’erano anche giovani di Sant’Anna». Vellutini racconta l’aiuto che, giorno dopo giorno, i lucchesi furono in grado di dare alle famiglie del posto.

«Noi donne, al mattino, facevamo il giro del paese per radunare i bambini, visto che gli adulti erano impegnati nell’opera di ricostruzione. Facevamo giocare i piccoli, li facevamo cantare e poi, nel pomeriggio, li riportavamo alle loro abitazioni. Poi capitava anche di dare una mano agli anziani e a chi non si poteva muovere, anche preparando i pasti. Gli uomini, invece, davano una mano nella ricostruzione vera e propria».

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Ricordi e immagini che non si possono cancellare, anche a distanza di quasi quattro decenni. «Mi è capitato di passare da lì oltre vent’anni dopo, ma fu solo un transito veloce. Per me è rimasta comunque un’esperienza indelebile, anche se dopo mi è capitato di farne altre. Anche perché fummo accolti in una maniera molto, molto bella».

L’appello lanciato dal sindaco Di Bernardo e “amplificato” dal nostro giornale non ha raccolto solo la risposta di Lorenza. Anche il dottor Moreno Ferroni (peraltro pure lui presente nella foto che pubblichiamo sopra) ci ha mandato un ricordo di quell’esperienza: «Non vi nascondo che mi sono commosso, e non poco, a ricordare quei tempi. Sono anch'io tra quei ragazzi che andarono a Carnia per aiutare a ricostruire. Conosco benissimo Piero Azzola che avete intervistato (è stato mio testimone di nozze) e lo ringrazio per avermi citato nell'articolo pubblicato. Fin da ora do la mia disponibilità ad organizzare un incontro in occasione del prossimo anniversario del terremoto. Sono passati tanti anni, ma ancora il ricordo di quella esperienza è vivo e non sarà difficile trovare i miei compagni di allora».

L’obiettivo, infatti, è di riuscire a radunare quanti più lucchesi possibili il prossimo 6 maggio, anniversario del terremoto. Per riportarli, magari, proprio attorno a quel modulo prefabbircato che oggi ospita la protezione civile di Venzone e che allora venne donato dall’Arcidiocesi di Lucca, molto attiva nell’assistenza alle popolazioni friulane.

A testimoniarlo, una scritta sul modulo ma - soprattutto - il fatto che lì vicino sia stata dedicata una strada alla “Città di Lucca”.

Il nostro invito è quello di farsi vivi, di contattarci se siete fra i gruppi di Lucchesi che allora andarono in Friuli o se, comunque, conoscete alcuni di loro.

Per farlo è sufficiente inviare una mail all’indirizzo: lucca@iltirreno.it oppure i attraverso la nostra pagina Facebook “Il Tirreno-Lucca”, con un messaggio privato o un post pubblicato sulla pagina. Altrimenti potete anche lasciare un commento sotto questo articolo.

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