Il Tirreno

Lucca

Tentato omicidio, il figlio non si pente

di Luca Tronchetti
Tentato omicidio, il figlio non si pente

Andrea Gambino al gip che lo interroga in carcere: «Russava e l’ho colpito con il casco, ma non l’ho afferrato per il collo»

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LUCCA. Nessun pentimento, nessun ravvedimento, nemmeno una lacrima versata per il padre che lotta contro la morte in rianimazione all’ospedale Cisanello di Pisa. Andrea Gambino, 20 anni, l’operaio di Saltocchio che alle 2,30 di lunedì ha aggredito selvaggiamente il babbo Giuseppe, 67 anni, pensionato dell’ex Italzinc di Ponte a Moriano ieri mattina è stato interrogato in carcere di San Giorgio nell’udienza di convalida dal gip Silvia Mugnaini alla presenza del sostituto procuratore Lucia Rugani e del legale Natale Dianda. C’è ancora tanta confusione nella sua testa anche a causa dell’uso di sostanze stupefacenti miste ad alcol e il racconto di quella notte non sempre coincide con le dichiarazioni rilasciate ai carabinieri di Ponte a Moriano subito dopo l’arresto nella tarda mattinata di lunedì. Due le certezze: l’uso del casco integrale Agv per percuotere selvaggiamente il padre che stava dormendo nella sua camera da letto e la colpa attribuita al genitore della prematura scomparsa prima della mamma Rossana e poi della sorella Rosalia.

Niente strangolamento. «Mio padre non mi aspettava sveglio; lui russava e io l’ho colpito ripetutamente con il casco al mio rientro a casa. Ma non l’ho afferrato per il collo» dice Andrea Gambino durante l’interrogatorio di garanzia. Mentre parla con gli inquirenti si tocca nervosamente il viso e le braccia. Risponde alle domande, ma non sembra sempre lucido e consapevole della gravità delle accuse che gli vengono mosse. Le ecchimosi all’altezza del collo lui giura di non averle procurate al genitore. Quei lividi evidenti a occhio nudo potrebbero essere stati provocati dal casco del ragazzo. Che ha fracassato la mandibola del padre staccandogli quasi un orecchio e provocando un’emorragia cerebrale e un vasto ematoma sottodurale. Ma Giuseppe Gambino aveva anche la trachea sfondata. Segno che il casco integrale lo ha raggiunto anche all’altezza del collo. E il pensionato - ricoverato in prognosi riservata e in coma farmacologico - al momento non può essere operato proprio perché, oltre all’esteso ematoma, i chirurgi devono ricostruire il condotto che, assieme alla laringe, fa parte delle vie aeree inferiori evitando che il paziente rischi di soffocare.

Bollette pagate. Sul burrascoso rapporto con il padre solo conferme da Andrea Gambino. «Con mia madre e mia sorella si comportava da padre-padrone. Le ha fatte soffrire. A me invece faceva pagare le bollette di casa». Sulla notte trascorsa tra il ristorante e il night club l’operaio corregge il tiro sostenendo che, dopo aver cenato al ristorante, è andato con un amico - completamente all’oscuro della vicenda (Gambino ha agito da solo) - all’American Show di Lunata e soltanto al suo rientro, poco dopo le 4, è salito in camera del padre e ha compiuto l’aggressione fingendo poi la rapina e gettando il casco insanguinato dietro la caserma dei carabinieri di Ponte a Moriano. Prima di telefonare al 118 e ai militari si sarebbe chiuso in una stanza a meditare.

Niente domiciliari. Al momento Andrea Gambino resta in carcere. Non è da escludere però che nei prossimi giorni il suo legale chieda un’attenuazione della misura detentiva trasformandola in arresti domiciliari.

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