Il Tirreno

Lucca

Intervista al sindaco Tambellini: «Mi cambio solo con uno migliore di me»

di Barbara Antoni
Intervista al sindaco Tambellini: «Mi cambio solo con uno migliore di me»

Il primo cittadino tiene la delega alla cultura. Ricandidarsi nel 2017? «Ci devo pensare»

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LUCCA. «Atipico», «anomalo», perfino «immodesto», per sua ammissione, sul piano culturale. Il sindaco Alessandro Tambellini si racconta. A tre anni e due mesi dal suo ingresso in Palazzo Orsetti nei panni di primo cittadino, l’insegnante di filosofia prestato alla pubblica amministrazione fa un bilancio del suo operato e guarda avanti. Si ricandiderà? Ad oggi non ha deciso: aspetta che sia la gente a dimostrargli di volerlo per un altro mandato. Intanto va avanti sugli obiettivi che si è posto per la città. Da qui a fine mandato, nel 2017, non cambierà una virgola nella sua giunta, non cederà a inviti a riequilibrare quote di correnti interne al Pd che la vorrebbero più renziana. E al senatore Andrea Marcucci, che lo ha pubblicamente invitato a nominare un assessore alla cultura - ruolo rivestito da quasi due anni dallo stesso Tambellini - il sindaco risponde con un ulteriore invito: «Dico al senatore Marcucci che mi presenti una persona almeno del mio livello in fatto di cultura, uno che sostenga il confronto con me e io gli lascio il posto, lo nomino anche domattina».

Una sfida la sua, sindaco, nei confronti del senatore Marcucci.

«No. Sono una persona che lavora per l’unità e quello che dico a Marcucci è in questo senso. In questo caso, credo immodestamente di avere sempre tenuto il confronto sulle questioni culturali. E ho idee precise per il rilancio della cultura a Lucca».

Quali, con precisione?

«Il Must lo vedo come un museo interattivo, che metta insieme oggetti e racconti significativi per ricostruire la storia della città. Significativi ma non “palloccolosi”. Lucca la voglio internazionalizzare attraverso la cultura. Murabilia quest’anno ha un respiro molto più ampio rispetto al passato. Voglio riqualificare il museo del fumetto e sto organizzando una manifestazione annuale sul Settecento musicale lucchese da tenersi da febbraio in poi che coinvolga tutti gli enti e associazioni che a Lucca gravitano nella musica».

A tre anni e due mesi dall’inizio del suo mandato pensa di avere rispettato il suo programma elettorale?

«Nella prima fase del mio mandato ho dovuto risolvere molte emergenze, tipo trovare i soldi per rifare il tetto alla scuola Dante Alighieri e riparare l’impianto di riscaldamento in diversi plessi. Prima di far ripartire una situazione ferma è passato un po’ di tempo. Oggi però in città ci sono lavori in corso per quaranta milioni».

Cosa le dà particolare soddisfazione dell’operato suo e della giunta fin qui?

«La revisione urbanistica che abbiamo condotto: era una grande emergenza. Il piano strutturale sta arrivando a completamento in modo lineare, con consultazioni pubbliche e libero da ogni pressione. I punti fondamentali sono l’attenzione al paesaggio, il miglioramento della struttura urbana, gli interventi sulle periferie, in particolare Sant’Anna e San Vito. Sul centro storico in questi anni si è lavorato molto: con gli interventi sul Carmine e sulla Manifattura, sulle Mura e sui sotterranei l’apparato monumentale è sotto stretta osservazione. Adesso pensiamo a rimodulare le periferie.

Il via libera di giunta e consiglio al masterplan alla base della riqualificazione del Carmine ha fatto arrabbiare Cna e Confartigianato: non avete coinvolto gli artigiani nelle decisioni.

Dal punto di vista funzionale il Carmine lascerà spazio alle attività artigiane compatibilmente alle esigenze sia del turismo che dei residenti. Siamo aperti a ogni confronto con le categorie. Nel centro storico c’è bisogno di riequilibrare le funzioni per singole aree: sono contrario alla proliferazione di attività fotocopia una accanto all’altra. E quanto al Carmine, il mercato di filiera corta è un nostro principio ispiratore. Fosse solo per la valorizzazione che vogliamo operare dell’agricoltura: lavorerò strettamente con l’assessore regionale Marco Remaschi a progetti di recupero del paesaggio agricolo e delle aziende del settore, che stanno languendo».

La Manifattura: siete riusciti a dare destinazioni precise alle aree ex Piuss ed extra Piuss?

«Nella prima contiamo di riportare funzioni importanti del centro storico. Nella parte esclusa dai finanziamenti europei e poi regionali l’idea continua ad essere quella del parcheggio. Non ci vedrei male un autosilo, meno il parcheggio interrato: sarebbe un progetto interessante ma quando scavi, a Lucca, non sai mai cosa trovi. Inoltre, entro il 2016 contiamo di portare il terminal bus alla stazione».

Campo di Marte. Avete alfine messo a punto un progetto di recupero?

«Il 31 luglio ho consegnato personalmente il nostro progetto nelle mani dell’assessore regionale Stefania Saccardi. La nostra proposta è di portare la questura al Campo di Marte oltre che dare una destinazione sociosanitaria ad alcuni immobili».

Tanta carne al fuoco. Si sente in pari con il programma di tre anni fa?

«Dal punto di vista amministrativo non sei mai in pari perché le necessità cui far fronte sono tante. Siamo però fortemente impegnati su molti versanti: i lavori alle fognature proseguono, così come quelli all’acquedotto, stiamo completando la raccolta porta a porta dei rifiuti con l’area del Morianese e a novembre con l’Oltreserchio: a febbraio 2016 non ci sarà più un cassonetto. Abbiamo rivoluzionato la riscossione dei tributi: ora il servizio lo svolge la Lucca Holding servizi».

Guardando avanti: nel 2017 si ricandiderà?

«Mi considero un sindaco di servizio per la città: sono qui per un’astuzia della storia. Tambellini non è uno incollato alla poltrona e la vita politica riempie la sua vita sempre in funzione della città. Non vado alla neuro se perdo la seggiola, non sono inserito nel pensiero tradizionale della politica italiana, dei politici sempreverdi che si ritengono risorse fondamentali».

Si ricandiderà quindi oppure no?

«È prematuro che mi esprima in merito. Il mio è un ruolo di servizio per la città e dovrebbe essere così anche in futuro. Prima di esprimermi dovrò fare valutazioni. L’unica cosa che chiedo è che si smetta di fare discorsi “a biscaro” (alla lucchese, ndr)».

Quali discorsi?

«Quelli di chi dice che non abbiamo compicciato niente. Non abbiamo bisogno di proclami: basta guardare ai fatti degli ultimi tre anni».

Interverrà sulla giunta con un rimpasto? In più l’hanno definita poco renziana per un sindaco Pd come lei nei tempi che corrono.

«La componente renziana nella mia giunta c’è già. I miei assessori stanno lavorando con grande impegno: figurarsi se li cambio a un anno e quattro mesi dalla campagna elettorale».

Ha delle pressioni però dal Pd...

«Come ho detto sono una persona che lavora per l’unità. So di essere atipico, anomalo, ma voglio essere un politico così, non allineato. E ho sempre fatto coincidere la politica con la mia vita e il mio lavoro».

Un progetto per amministrare Lucca per altri cinque anni ce l’avrebbe?

«Io vedo Lucca sempre più città di produzione ad alti livelli, sempre più di turismo, di cultura. Vedo una città che sappia recuperare la sua agricoltura, che valorizzi i suoi paesi e le periferie. Una città che senza essere quella perfetta del Rinascimento sappia stare su un piano internazionale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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