Il Tirreno

Lucca

La storia»RISTORATORI DI SUCCESSO

di Gianni Parrini

LUCCA. Nella bella San Francesco, ove la scena è collocata, due famiglie, pari in dignità, fondano su nuovi sapori e antiche tradizioni, una ristorazione che riempie la pancia e soddisfa il gusto dei...

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LUCCA. Nella bella San Francesco, ove la scena è collocata, due famiglie, pari in dignità, fondano su nuovi sapori e antiche tradizioni, una ristorazione che riempie la pancia e soddisfa il gusto dei Lucchesi. Non è una storia di odi e rivalità come quella tra Montecchi e Capuleti, ma la parafrasi shakespeariana ben si adatta al sodalizio tra Patassini e Marraccini, le due famiglie che hanno dato vita a Mara Meo, il marchio della ristorazione "made in Lucca". Un brand che ormai annovera ben sette locali (tavola calda, pizzeria, bar) sparsi tra la città dell'arborato cerchio, Lammari e Porcari e Fornaci. «Tutto è nato negli anni '90 in San Francesco - racconta Samuele Patassini, 31 anni e un diploma da perito meccanico sulle spalle -. Mio nonno Giampiero e mia nonna Giuseppina gestivano il Bar Martini, mentre Lio Marraccini e la moglie Eni erano i titolari della Vecchia Baita, che sorgeva dove oggi c'è la Pecora nera. Entrambi i locali si affacciano sulla piazza e lì le nostre due famiglie si sono incontrate».

Ma invece di farsi la guerra a colpi di forchetta e aperitivi, i Patassini e i Marraccini, originari di Monte San Quirico gli uni e di San Lorenzo a Vaccoli gli altri, sono diventati amici (prima) e soci (poi). «Nel 1997 - racconta ancora Samuele - il nonno andò in pensione e propose a mio babbo Mauro di prendere in gestione il locale che si trovava di fronte. All'epoca c'era la sala biliardi del Bar Jenny. Mio padre ci pensò: era cresciuto nel ristorante che i nonni avevano a Salicchi e ritenne che potesse essere una buona idea. Ma da portare avanti in due: così propose a Ilio Marraccini di fare una società».

Ascesa irresistibile. Da lì prende avvio il successo di Mara Meo, nome nato per gioco da un'idea di Samuele e della sorella Irene. Ma come in ogni storia che si rispetti l'avventura comincia col piede sbagliato. «All'inizio - racconta Ilio, 55 anni - Non è stato facile: abbiamo avuto qualche problema nei lavori di ristrutturazione del locale e la riapertura è slittata a luglio del '99. È stato un periodo difficile ma abbiamo tenuto duro e superato lo scoglio iniziale è stato un crescendo: nel 2003, dopo quattro anni, abbiamo aperto a Lammari, nel 2004 gli altri due esercizi lucchesi in via Vittorio Emanuele e via Santa Croce; nel 2006 a Porcari e nel 2008 a Fornaci di Barga».

Uno sberleffo alla crisi. L'ultima apertura risale proprio al 2008, l'anno in cui la crisi economica originata dai mutui subprime americani è arrivata in Italia: «Ovviamente ne abbiamo risentito – spiega Samuele – Le famiglie uscivano meno e spendevano poco: il giro d'affari è diminuito, ma qui abbiamo sempre cercato di offrire un servizio basato sulla qualità, puntando su poche e semplici regole: un'atmosfera familiare e accogliente, un ottimo rapporto qualità prezzo e un rinnovamento continuo, sia a tavola che nel locale. Così ci siamo buttati sulle pizze senza glutine, su quelle dietetiche, sull'intrattenimento per i bambini e molto altro ancora. Alla lunga il nostro sistema ha retto, tant'è che di recente mio padre ha aperto a Mugnano un altro punto vendita. È distinto dall'attuale società, ma ne porta il seme: si chiama Mara Meo 2.0 e insieme alla pizza serviamo anche la bistecca alla Fiorentina». Insomma, il brand è riuscito a fare lo sberleffo alla crisi, come il nome impone.

McDonald lucchese. Un'altra particolarità del Mara Meo sono i locali, caratterizzati da pareti a mattoncini rossi: «Io lo chiamo rustico lucchese – spiega Samuele – In città tutte le case sono fatte in questo modo e credo che questo sia uno degli elementi che può caratterizzare al meglio i nostri locali. L'obiettivo è continuare a crescere per arrivare a esportare il marchio anche fuori Regione. Una sorta di McDonald, ma con più qualità e prodotti diversi». Oggi, la società Mara Meo dà lavoro a una cinquantina di persone e fattura circa 2 milioni di euro l'anno. Dall'alto di questo successo i titolari fanno un resoconto sul modo in cui sono cambiati il centro storico di Lucca e le sue attività: «Quando siamo partiti in zona c'erano pochissime pizzerie – spiega Lio – Ora invece i locali e più in generale gli esercizi che somministrano cibi e bevande sono proliferati. Ma il settore della ristorazione non è per tutti e di certo non ci si può improvvisare. Lo abbiamo letto in questi giorni sulle cronache: ogni tanto avvengono episodi che fanno riflettere (il riferimento è alla crepe tirata a una turista, ndr)».

Tradizione e gioventù. Mentre parliamo arriva nonna Giuseppina, che ancora dà una mano in cucina specialmente con la sua zuppa alla frantoiana. «Un altro segreto - spiega il nipote Samuele - è proprio questo: siamo riusciti a mixare il mestiere e la tradizione che entrambe le nostre famiglie possedevano con la freschezza e la voglia di fare dei giovani che lavorano per noi. Sono un pezzo importante di questo percorso: rappresentano la faccia del Mara Meo di fronte al cliente, per questo teniamo molto alla loro formazione».

@Parrini77

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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