Sicurezza
«Promozione e strategie è tutto da ripensare»
La proposta di Gabriele Calabrese: «Usiamo le case vuote di Lucca per ospitare turisti che vogliano vivere la città, non visitarla in fretta»
LUCCA. Lucca ha bisogno di un turismo di qualità, meno mordi e fuggi e più stanziale. Ha bisogno di «un turista da fidelizzare, da far diventare cittadino. E allora avremmo sicuramente più bisogno di negozi di frutta e verdura che di esercizi che vendono cibo già pronto». Gabriele Calabrese, lucchese, guida turistica ma soprattutto esperto del settore in cui lavora da decenni, spiega la sua ricetta per migliorare la città, la sua offerta e la qualità dei suoi ospiti. «Facendo una proiezione da qui a quindici, venti anni, la Lucca che ricordiamo noi, quella di trent’anni fa, non esisterà più. Il sistema la sta cambiando - comincia la sua analisi -. Ci sono oggi molte persone che aprono nuove attività scommettendo sui bisogni basici dei turisti, e cioè il cibo. Spesso sono persone che provengono da altri settori, che hanno perso il lavoro. Ed è giusto che anche loro si cimentino in una nuova impresa e possano lavorare. Ma se Lucca sta diventando una città turistica, deve anche interrogarsi su che tipo di turismo vuole offrire».
«Sono dell’idea - continua il ragionamento di Gabriele Calabrese - che alla fine il sistema in sé si autoregoli, determinando la continuazione o la cessazione delle attività. Ma nel frattempo, in parallelo, istituzioni e fondazioni lucchesi dovrebbero prevedere quale futuro turistico vogliono per la città, in particolare quella dentro le Mura». La ricetta di Calabrese punterebbe, appunto, sulla trasformazione del turista in una cittadino “a tempo” di Lucca. «Visto che Lucca dispone di un grande patrimonio di case - spiega l’esperto la sua tesi - Perché non utilizzarle facendo in modo di trattenere il turista più a lungo in città? Il turista diventerebbe in questo modo stanziale, non occasionale o mordi e fuggi. E di conseguenza cambierebbero anche i suoi bisogni. Avrebbe più necessità, ad esempio, di negozi alimentari di vicinato piuttosto che di cibi pronti da consumare in fretta o per strada, di più verdurai e meno gelaterie, per fare un esempio».
Calabrese insiste anche su un altro punto, e cioè la separazione delle stagioni turistiche: l’alta stagione e “l’altra” stagione, quella che normalmente si definisce “bassa” perché meno frequentata da turisti, la stagione autunnale e invernale ma che a suo parere potrebbe diventare il periodo preferito di turisti più raffinati, che preferiscono vivere la città piuttosto che visitarla in gran fretta. «Vogliamo un città di souvenir - butta lì la domanda in modo provocatorio l’esperto di turismo -? Quella esiste per sei mesi l’anno. Ma si può intervenire per diversificare “l’altra” stagione. Per fare questo occorre però affinare il tiro, mostrare al turista una città diversa».
Impresa non facile, lo sa bene anche lo stesso Calabrese, ma possibile. Quale potrebbe essere la carta vincente per raggiungere lo scopo? L’esperto di turismo non ha dubbi: lui sostiene che Lucca, con le sue istituzioni e i suoi operatori dovrebbe imparare una volta per tutte «a fare sistema». Frase che può sembrare fatta ma che in questo caso potrebbe essere calzante. Senza dimenticare che Lucca ha anche altre lacune da colmare: Calabrese le ritrova nella «mancanza di grandi eventi». Perché a suo parere il turismo, in particolare nella stagione meno gettonata dalle folle, potrebbe essere attratto da eventi costruiti individuando in primo luogo temi dei quali il visitatore stanziale possa appassionarsi.
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