Sicurezza
Lo stile non basta, ci vuole la politica
Accogliere i turisti, servirli, rendere piacevole il loro soggiorno non è impresa da poco. Occorre essere all’altezza del compito, o almeno la volontà di esserlo
È. vero: Lucca, come dice l’esperto di turismo Gabriele Calabrese, sta cambiando. La capitale del terziario, la città delle banche, sta assumendo una fisionomia nuova: sta diventando una città turistica.
In parallelo, e con rapidità specialmente negli ultimi tempi, sta cambiando il suo centro storico, dove spuntano nuovi esercizi che propongono un’offerta di cibo da consumare in modo veloce, così come negozi meno caratterizzati, meno lucchesi, punti vendita di franchising nemmeno tanto noti. A breve aprirà i battenti in pieno centro - in corte Portici, come anticipato dieci giorni fa dal Tirreno - persino un minimarket di Carrefour.
Perché Lucca attrae. Attraggono i numeri delle sue presenze turistiche cresciute progressivamente negli ultimi anni (seppure abbiano segnato una battuta di arresto nel passato recente): Lucca è diventata una città sulla quale scommettere, sulla quale investire risorse, dove provare una nuova avventura.
In modo pressoché inequivocabile però il cambiamento non governato da politiche mirate e aiutato dalla liberalizzazione può portare a uno svilimento della città, al rischio di omologazione: le strade del centro di Lucca come quelle di altre città d’arte, più o meno turistiche. E Lucca, i suoi operatori storici, quelli che l’hanno preservata e fatta crescere nel tempo, questo non lo vogliono proprio.
La città, oltretutto, ha costruito la sua identità oltre che sul commercio su un particolare modo di fare commercio: un modo gentile, garbato. I commercianti doc di Lucca sono persone che i negozi di famiglia li hanno respirati, vissuti più che percepiti come luoghi per lavorare. Hanno costruito la loro fortuna sul garbo, sull’eleganza, oltre che sulla qualità dei loro prodotti.
Oggi sta crescendo una nuova classe di operatori economici nel centro cittadino. E non tutti possono essere preparati alla nuova avventura nella quale si cimentano.
Accogliere i turisti, servirli, rendere piacevole il loro soggiorno tanto da indurli a tornare, a parlare bene del luogo dove sono stati non è impresa da poco. Occorre essere all’altezza del compito, o almeno la volontà di esserlo: l’impreparazione a gestire situazioni non usuali nel proprio negozio può portare a commettere scivoloni, azioni non apprezzabili.
Ecco perché ogni giorno di più diventa prioritario che sul turismo si apra un dibattito serio, non improvvisato. Che si mettano a punto strategie precise, regolamenti che latitano da anni, vedi quello sugli arredi, sul decoro. Lucca ne ha bisogno: un’identità costruita in secoli rischia altrimenti di svanire in un tempo molto più ridotto.
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