Il Tirreno

Lucca

La stretta sui concordati farà crescere i fallimenti

di Luca Tronchetti
Un'immagine del palazzo di Giustizia in via Galli Tassi
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Un'immagine del palazzo di Giustizia in via Galli Tassi

Con le modifiche apportate dal Governo non saranno possibili manovre dilatorie per le aziende quasi decotte. Ai fornitori non potrà essere offerto meno del 20%

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LUCCA. Il mese di luglio è stato indicativo: sei istanze di fallimento, zero richieste di concordato preventivo. È il cambio di rotta imposto dal Governo Renzi attraverso un decreto introdotto il 27 giugno scorso (83/2015) in materia fallimentare che, a distanza di tre anni dalle novità volute dal Governo Monti, stoppa di fatto i concordati preventivi in bianco destinati a sparire in modo da evitare maldestri tentativi dilatori di aziende, imprese e società decotte che hanno come unico scopo quello di prender tempo ed evitare i decreti ingiuntivi dei creditori. In buona sostanza prepariamoci anche a Lucca - dove la crisi non sembra avere flessioni particolari visto che il numero di crac rispetto allo stesso mese dello scorso anno è addirittura cresciuto - a un notevole aumento di fallimenti e di un pari decremento di concordati liquidatori (non quelli in continuità). Un decreto che s’inserisce, assomigliando quindi a un’invasione di campo, nel lavoro della commissione del ministero di Giustizia sulla riforma della legge fallimentare.

Creditori chirografari. La novità del decreto che balza subito agli occhi è la fissazione di una percentuale minima prevista per i creditori chirografari (fornitori) dei concordati liquidatori. A loro non potrà essere offerto meno del 20% del credito (la metà di quanto previsto nella vecchia legge fallimentare prima dell’entrata in vigore dell’ultima riforma Monti che non poneva alcun minimale). Con l’introduzione di una soglia di sbarramento viene meno la possibilità di portare avanti concordati border line con imprese in gravissima difficoltà economica e praticamente impossibili da sanare e un iter procedurale lunghissimo e costoso prima di far ripartire l’azienda. Oltretutto con una percentuale superiore al 20% attraverso il recupero dell’Iva il fornitore può decisamente puntare su un maggior ristoro del credito. Cambia poi il meccanismo del voto dei concordati che passa dal silenzio assenso al silenzio dissenso. In precedenza infatti molti creditori chirografari non votavano per inerzia o semplicemente per dimenticanza. I creditori sia privilegiati che chirografari avranno anche la possibilità di fare proposte di concordato preventivo alternative a quelle formulate dal debitore.

Vendita forzata a rate. Nell’ambito delle esecuzioni legate ai fallimenti il decreto introduce la possibilità - prima inesistente, o pagavi per intero o desistevi dall’acquisto - di procedere alla vendita forzata a rate mobiliare e immobiliare con versamento del prezzo in dodici mensilità. Un modo per snellire la procedura dandole un miglior accesso e facilitando così il collocamento dei beni su un mercato altrimenti stagnante.

Termini di liquidazione. Alcuni fallimenti (leggasi quello datato 2008 dell’As Lucchese Libertas) si trascinano nel tempo. Il decreto prevede il termine ultimo entro il quale sarà completata la liquidazione dell’attivo da parte dei curatori: non potrà eccedere i 24 mesi. Una norma volta al contenimento dei tempi del fallimento nei limiti della ragionevole durata.

Requisiti del curatore. Non potrà essere nominato curatore del fallimento chi abbia svolto la funzione di commissione giudiziale nel concordato preventivo per il medesimo debitore o chi sia unito in associazione professionale con chi abbia svolto tale funzione. Il motivo? Evitare che il commissario tenga un atteggiamento negativo nei confronti della proposta concordataria al fine di assumere, con il fallimento, la carica di curatore in modo da cumulare doppi compensi.

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