Sicurezza
Cna: botteghe artigiane nel Carmine
L’associazione entra nel dibattito sul futuro dell’antico mercato: «I vecchi mestieri non devono essere messi da parte»
LUCCA. Un polo di botteghe artigiane all’interno del Mercato del Carmine. La proposta arriva dalla Cna provinciale attraverso la sua vicepresidente Ilaria Boccasso Borrelli. La destinazione dell’antico mercato nel cuore della città fa molto discutere: non più tardi di tre giorni fa si è fatta sentire anche Confartigianato, indignata per la mancata consultazione degli operatori da parte dell’amministrazione, che invece ha dato il nullaosta a un progetto di recupero basato su un mercato di filiera corta nel chiostro, negozi e anche un piccolo hotel da ospitare dentro la struttura trecentesca.
«Sono molti i progetti e le idee espressi negli anni per il possibile utilizzo del Carmine - dice adesso Cna -: da centro culturale a mercato dei prodotti tipici, a struttura di accoglienza, a centro di promozione dell'economia locale. Idee che poi, nel tempo, sono andate a sovrapporsi l'una all'altra con buona pace di chi sperava in una definizione di identità rapida della struttura e di un suo proficuo utilizzo».
«La Cna di Lucca ha partecipato ai tavoli di lavoro - continua l’associazione - e ha espresso in diverse occasioni la propria opinione su un possibile futuro della struttura. Un'ipotesi che parte da un punto di vista di tutela, conservazione e sviluppo dell'artigianato artistico del nostro territorio che non può essere considerato residuale in questo contenitore».
«Lucca è stata caratterizzata nella sua storia dalla presenza di tantissime botteghe artistiche artigianali - dice Ilaria Borelli Boccasso - in cui si conducevano mestieri e arti che stanno velocemente scomparendo. Piccole botteghe tramandate di generazione in generazione, custodi di tecniche tradizionali e saperi, costituiva parte dell'identità cittadina. I maestri non creavano opere d'arte, ma oggetti che comunque decoravano e abbellivano case, chiese, edifici pubblici e davano al luogo una sua "fisionomia" particolare, uno stile locale, che differenziava una città dall'altra».
«Ed è di qui - continua - che nasce l'ipotesi di un polo di artigianato artistico, da situare nel Carmine, per proteggere le poche botteghe rimaste e per far sì che non vadano perdute le conoscenze tecniche, la manualità e, soprattutto, lo spirito libero e creativo che contraddistingueva i maestri».
All'interno del polo i maestri potrebbero lavorare, ma anche insegnare, creare occasioni di incontri, eventi, scambi, in modo da poter vivere dignitosamente continuando a praticare la propria attività.
«Un tale progetto - conclude Ilaria Borelli Boccasso - non può essere realizzato in uno spazio condiviso a condizione che ci sia un adeguato equilibrio fra le diverse attività presenti. È necessaria una struttura diversa che preveda spazi per botteghe, ma anche ambienti per conferenze, aule per corsi e attività di laboratorio, ambienti per esposizioni e documentazione. Il polo, così progettato, potrebbe essere il punto di partenza anche per la scoperta di altre attività artistiche sul territorio che non possono trovare sede esclusiva nel Carmine, ma che meritano di essere salvaguardate, conosciute e visitate. Un obiettivo che non si conclude con un ragionamento solo sul Carmine, ma potrebbe considerare altre strutture».
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