Il Tirreno

Lucca

La nuova centralina finisce in procura

di Eanuela Ambrogi
La nuova centralina finisce in procura

Tutte le attività che lavorano sulla Lima si coalizzano per combattere il progetto. E mettono nel mirino anche il sindaco

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BAGNI DI LUCCA. Barricate contro la realizzazione di una nuova centralina sulla Lima, l'ennesima. Ambientalisti, associazioni e imprenditori che organizzano escursioni e sport nell'area fluviale, pescatori e semplici cittadini si oppongono alla ipotesi di ulteriore sfruttamento dell'acqua di tutti a fini di lucro privato, temendo tra l'altro che la captazione lasci più a meno a secco il torrente con conseguenze gravi per tutti. È vero che il sindaco Massimo Betti ha detto che vigilerà perché l'attività della centralina sia compatibile con le altre attività e la vocazione turistica, ma gli oppositori non si fidano e da ieri hanno avviato una raccolta di firme sulla petizione stilata dal comitato “Salviamo la Lima” per richiedere intanto un consiglio comunale aperto, mirato a coinvolgere tutta la cittadinanza sulla decisione di costruire una nuova centralina idroelettrica.

Una delle obiezioni che il comitato muove all'amministrazione è di aver tenuto all'oscuro la popolazione di fronte a un progetto così impattante. In una conferenza stampa gli oppositori hanno espresso insoddisfazione e preoccupazione, a nome di tutti i soggetti che operano sul fiume e non solo. A loro giudizio c'è assoluta incompatibilità fra la costruzione della centralina e lo svolgersi delle attività che hanno riportato tantissime persone a Bagni di Lucca. Il comitato ha censurato duramente il comportamento della amministrazione giudicato «latitante e omissivo». E dopo due vane richieste per conoscere la vera situazione del progetto ha deciso di continuare la battaglia affidandosi al giudizio degli abitanti, delle persone che amano il territorio e che frequentano il fiume e a tutte le persone che intendono salvaguardare il patrimonio naturale contro l'ennesima «colata di cemento che per gli interessi di pochi toglierà a tutti l'ultimo tratto di fiume naturale».

Alla conferenza stampa erano presenti anche Paolo Roverani, imprenditore e ideatore del progetto del Canyon Park, Fabio Bertellotti, Daniele Corsi e Stefano Carpita in rappresentanza delle associazioni di rafting, altri rappresentanti di associazioni sportive come il quad, Fabio Corsi e Leonardo Di Sacco, i due portavoce del comitato, e l'avvocato Luca Scarselli. Il legale sta seguendo il ricorso contro l'autorizzazione e sta esaminando tutte le carte destinate a finire al Tar, ma anche alla procura.

Il sindaco Massimo Betti, secondo l'avvocato, non avrebbe espletato la procedura occorrente prima della Valutazione di impatto ambientale e sarebbe rimasto nel silenzio, mentre è arrivata la risposta da tutti gli altri enti interpellati, come l'Arpat: il rumore che verrebbe prodotto dalla centrale, per l'Arpat non sarebbe compatibile con l'area andando a modificarla e trasformandola in area industriale. Una scelta devastante per l'equilibrio ambientale e urbanistico. Scarselli ha fatto presente che il comitato è venuto a conoscenza del progetto solo il 20 luglio e a suo giudizio ci sono vizi e 13 elementi di fatto per motivare il ricorso. Secondo il legale, essendo stato il progetto modificato, l'ente competente doveva inviare la correzione a tutti gli enti interessati in modo che potessero ripartire i sessanta giorni di tempo utili per il procedimento di verifica per l'impatto ambientale. Scarselli ritiene che ci sia stato invece un errore di comunicazione da parte della Provincia su input della Regione e del ministero dei Beni culturali. Il legale, ribadendo che di un progetto così impattante e più volte modificato il Comune nulla aveva detto alla cittadinanza, sostiene anche che nella Via l'amministrazione comunale non ha espresso parere .

Nei fatti, manca solo l'autorizzazione finale da parte della Provincia e poi il progetto per la nuova centralina da parte della società Green Factory con sede a Roma potrà partire. Il comitato è certo che stravolgerà il letto del fiume cementificandone 300 metri. Dopo un incontro dell'ottobre 2014 con i rappresentanti della società e un altro successivo, le associazioni si sono fidate dell'impegno di modifica scritto, ma in seguito non hanno saputo più niente. Ora temono che venga stravolto un intero tratto di fiume e che vengano bloccate le attività fluviali per un progetto che oltretutto non porta posti di lavoro: sarebbe necessaria solo una persona per premere il pulsante a comando per la gettata dell'acqua. Gli oppositori ricordano anche la presenza di un asilo e di una attività commerciale a pochi metri dalla ipotetica centralina.

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