Il dolore
«Esclusi dal Carmine» gli artigiani protestano
Il direttore Favilla si dice amareggiato: «Abbiamo collaborato per anni con il Comune, poi ci hanno snobbato quando hanno preso le decisioni»
LUCCA. «Ci hanno consultati fino a gennaio 2014, poi non abbiamo sentito più niente. Salvo, pochi giorni fa apprendere dalla stampa che l’amministrazione aveva preso una decisione per il Carmine, che aveva approvato un masterplan con la destinazione dell’antico mercato».
È molto amareggiato Roberto Favilla, direttore provinciale di Confartigianato. Il progetto dell’associazione per il recupero del mercato del Carmine, per la sua riconversione, condiviso oltretutto da altre categorie, è stato - come denuncia - abbandonato senza neanche una comunicazione da parte del Comune. «Noi - spiega Favilla - eravamo per la costituzione di un consorzio, di un soggetto che interloquisse con l’amministrazione per mettere a punto il progetto complessivo. Ma intanto puntavamo a farlo ripartire, subito, anche con pochi banchi, e a cominciare subito a interpellare artigiani disponibili ad aprirci botteghe».
È andata invece diversamente. «Come Confartigianato Imprese Lucca - viene spiegato - avevamo avviato, nel 2013 con l’assessore Giovanni Lemucchi, un dialogo e un progetto di massima per rivitalizzare il complesso del Carmine. In perfetta intesa con le altre ategorie economiche volevamo replicare la positiva esperienza del mercato contadino del Foro Boario aperto non solo alla vendita di prodotti agricoli a filiera corta esclusivamente locali ma luogo anche per attività artigianali e commerciali della provincia. A capo di tutto doveva esserci l’amministrazione che avrebbe fatto le opportune verifiche visto che il Comune è proprietario dell’area, dopodichè sarebbe stato istituito un tavolo cui avrebbero dovuto partecipare rappresentanti delle singole associazioni. Dopo i primi incontri Lemucchi aveva illustrato un progetto generale di ristrutturazione con un costo complessivo di 7-8 milioni ma l’asta per l’affidamento della gestione era andata deserta e la strada si era dimostrata impraticabile».
La proposta successiva fu «di avviare, nella sola zona del chiostro, il mercato contadino, riducendo quasi a zero i costi per la realizzazione, sulla quale potevano confluire anche gli interessi di quasi tutte le categorie. Lemucchi si era riservato di verificare la fattibilità delle questioni emerse dando il consenso formale per l’operazione».
Sono seguiti altri incontri. Intanto si era reso necessario il rifacimento del tetto del Carmine, visto che era bucato.
«Nel 2014 un altro incontro con Lemucchi - prosegue Confartigianato -. Sapemmo che erano state trovate consistenti risorse elargite dalla sempre generosa Fondazione Cassa di Risparmio per procedere ad una ristrutturazione dell’immobile compresa la copertura del chiostro e il consolidamento di quella che, un tempo, era la chiesa del Carmine. Da quella data non ci sono più stati incontri con Lemucchi. È avvilente per tutte le categorie economiche che hanno dato il via alla riqualificazione del complesso essere state escluse, dopo tutto questo lavoro di sensibilizzazione da ogni progetto che il Comune ha intrapreso. Ci viene il dubbio che il nostro impegno sia servito a ottenere il finanziamento da parte della Fondazione Crl. L’amministrazione deve chiarire la sua posizione, convocare le associazioni che per anni si sono adoperate per dare vita ad un progetto per il Carmine e dire cosa ne vuole fare».
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