Sicurezza
Fiori e biciclette per salutare il campioncino
In centinaia nella chiesa di San Lorenzo a Vaccoli I compagni di squadra portano la bara a spalla
LUCCA. «Riposa in pace grande ciclista, fai chilometri e chilometri su in cielo e tienici d'occhio tutti da lassù». Don Fabio Bianchi saluta così il giovane Simone Pardini, morto lunedì a soli 16 anni travolto da un camion mentre faceva la cosa che amava di più: andare in bicicletta. E lo fa nella chiesa di San Lorenzo a Vaccoli gremita di gente, forse troppo piccola per raccogliere un dolore così grande.
Tutta la comunità si è stretta attorno alla famiglia Pardini, ai genitori e al fratello di Simone, ai compagni di classe dell’Itis Fermi, agli amici di una vita e a quelli con cui condivideva la passione per il ciclismo. Simone è arrivato in chiesa proprio insieme a loro: i compagni della Haibike Lawley Factory Team di Prato, la squadra con cui Simone gareggiava, non l’hanno lasciato mai solo e durante tutta la cerimonia funebre sono rimasti accanto a lui, in piedi, volto basso e indosso quella maglia che Simone vestiva con orgoglio. Vicino all’altare solo una bicicletta, un cero acceso e un tappeto di fiori bianchi.
Durante l’omelia, don Bianchi ha letto alcuni passaggi della lettera che il vescovo Italo Castellani ha voluto mandare ai genitori di Simone: «Desidero starvi vicino in questo momento di sofferenza ma anche di speranza e a tutta la comunità di San Lorenzo a Vaccoli esprimo la mia presenza e il mio affetto».
Poi, gli abbracci. Quelli dei compagni di squadra del fratello di Simone, tutti con la divisa della squadra di calcio con la quale lui gioca, quelli dei tanti ciclisti che affollano la chiesa, quelli degli amici di una vita: parole sussurrate, piano, insieme a gesti e sguardi di reciproca vicinanza.
Al termine della funzione c’è chi ha voluto esprimere il proprio affetto leggendo una lettera per Simone. «Tante volte sei venuto a casa a nostra a giocare - scrive la mamma di un suo amico - e per me sapere che c'eri era una sicurezza. Anche quando andavate da soli con la mountain bike ero sicura che a mio figlio, con te, non sarebbe mai successo niente di pericoloso perché tu eri un ragazzo esemplare. Sono certa che da oggi tu sarai il suo angelo custode». Scrivono a Simone anche i suoi amici d’infanzia, quelli che lo conoscevano sin da quando frequentava l’asilo e che sono stati con lui fino alle scuole medie. Una ragazza legge con gli occhi pieni di lacrime: «Inutile dirti che ci manchi, lasci un vuoto in ognuno di noi. I ricordi che abbiamo di te sono meravigliosi, le giornate passate all'asilo, alle elementari e poi alle medie rimarranno impresse nella nostra memoria ma soprattutto nel nostro cuore. Sei stato un ottimo compagno di classe. Stai sicuro che ti porteremo sempre con noi e magari un giorno saremo di nuovo tutti insieme e tu ci aspetterai come sempre in sella alla tua bicicletta».
Un altro messaggio per Simone arriva invece dai suoi compagni del liceo delle scienze applicate, con i quali avrebbe dovuto frequentare la quarta: «Quanto ci mancheranno le tue risate, l'ansia che avevi prima delle verifiche e che comunque ti rendeva uno dei migliori, il raffreddore e l'allergia che avevi tutto l'anno e gli scherzi che ci facevamo. Soprattutto ci mancherà il tuo modo di essere, ci mancherà quel ragazzo tenace, preciso e determinato ma anche allegro e gentile. Vinci come hai sempre fatto, anche in questa nuova sfida che ti è stata messa davanti. Ciao Simo».
Un ricordo arriva anche dal suo storico “avversario” di bicicletta, il ragazzo con cui la sfida per la vittoria era sempre in corso: «Noi ci sfidavamo sempre e diciamo che eravamo “nemici”. Ma ora mi mancherà tanto, mi mancheranno le nostre corse della domenica». Poi gli applausi. Quelli di tutta una comunità, carichi di dolore ma anche di partecipazione e vicinanza. Il feretro lascia la chiesa sulle spalle dei compagni della Haibike e il corteo accompagna Simone fino al vicino cimitero del paese. Tutti stretti e vicini a lui, anche in quest’ultima pedalata.
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