Il Tirreno

Lucca

Simone, scuola e bicicletta

di Federica Scintu
Simone, scuola e bicicletta

Il padre: lo avevo scoraggiato, per me era uno sport troppo pericoloso

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LUCCA. Ha gli occhi pieni di lacrime papà Roberto mentre guarda il corpo del figlio di soli 16 anni steso sul tavolo dell’obitorio e quasi non riesce a credere che quello che fino a ieri era stato solo un terribile presentimento possa essere davvero accaduto. Perché Roberto aveva paura della bicicletta, pensava che correre con la mountain bike fosse uno sport troppo rischioso per il suo Simone. Ma Simone insisteva, insisteva, come fanno tutti i giovani pieni di passione e così, circa quattro anni fa, per la prima volta era riuscito a esaudire il suo sogno: salire in sella a una bici da corsa. Fino a ieri però, quando proprio mentre faceva la cosa che amava di più fare - pedalare - un camion l’ha investito sulla via Romana tra Altopascio e Montecarlo, uccidendolo pressoché sul colpo. Simone Pardini avrebbe compiuto 17 anni il prossimo 23 agosto e gareggiava con la Haibike Lawley Factory Team di Prato da circa un anno nella categoria Juniores. Il suo idolo era Vincenzo Nibali ma amava anche il calcio: era tifosissimo della Juventus tanto da portare sempre al polso il bracialetto della squadra.

Viveva con papà Roberto, operaio della Perini, mamma Calogera e il fratello a San Lorenzo a Vaccoli ed era iscritto al liceo delle Scienze applicate presso l’Iti Fermi e a settembre sarebbe entrato in quarta: «Il mio figliolo era un bravissimo studente e dal punto di vista scolastico è sempre stato molto autonomo - racconta papà Roberto con la voce straziata dal dolore -. Non ho mai dovuto aiutarlo nei compiti o spronarlo a studiare. Lo faceva in maniera autonoma e non mi ha mai detto nemmeno una bugia sui voti che prendeva». Fuori dall’obitorio è un via vai continuo di parenti, amici, compagni di scuola o di sella. Sguardi increduli e pieni di dolore per una vita svanita troppo presto. Chi lo conosceva bene lo descrive come un ragazzo eccezionale “tutto bici e scuola”.

«Si allenava con impegno e determinazione - racconta Carlo Ferruzzi, presidente della società Haibike Lawley Factory Team - e quando andavamo in trasferta era sempre disponibile a dare una mano alla squadra per qualsiasi cosa. Era un altruista e il giorno dopo il nubifragio che ha colpito Firenze mi aveva mandato un messaggio per chiedermi se fosse tutto apposto. Nonostante fosse giovane - continua Carlo Ferruzzi - non si sognava nemmeno di fare tardi la sera: alle 21,30 andava a letto perché la mattina doveva essere in forma per l’allenamento». Anche Alessandro Anzavino, vice presidente della società Haibike ricorda Simone come «un ragazzo d’oro, con un forte senso del dovere sia nella scuola che nel ciclismo».

Con lo stesso spirito ieri mattina era uscito in bicicletta insieme a un altro ciclista di 19 anni, Nicola Parenti, di Sant'Anna, che nell’incidente è rimasto illeso. Un appuntamento per una “sgambata” defaticante anche perché in questo periodo non erano previsti veri e propri allenamenti: le gare non sarebbero riprese prima di settembre. Ma Simone, appena poteva, montava in sella. L’aveva fatto anche di recente proprio insieme a papà Roberto: voleva vedere com’era la salita del Piccolo Mortirolo, nel bosco tra Mutigliano a Pieve Santo Stefano.

«Ho seguito Simone nelle gare ogni volta che il lavoro me l’ha permesso, mia moglie e l’altro nostro figlio sono riusciti ad andarci più spesso », racconta Roberto. Il 28 luglio a Sassuolo, nell’ultima gara disputata da Simone nel circuito di “Ima Scapin”, Roberto c’è e mentre il suo campione è affaticato dalla corsa fa il gesto paterno per eccellenza: gli passa la borraccia. A immortalare questo bellissimo momento c’è suo fratello e tutta la famiglia , come sempre, fa il tifo per lui.

«Simone non mi ha mai chiesto dei soldi per comprare o sistemare le biciclette - racconta stravolto papà Roberto - . Certo, lo aiutavo visto che era solo uno studente ma lui si dava sempre da fare. Metteva da parte tutto quello che poteva, poi vendeva e ricomprava i pezzi che gli servivano».

Fuori dall’obitorio c’è anche il nonno: ricorda il nipote che poche ore prima aveva visto uscire in bicicletta e l’ansia provata non vedendolo tornare a casa; poi sono arrivati i carabinieri con la terribile notizia. In mano tiene un brandello della maglietta del di Simone, fatta in pezzi dalla forza dell’impatto.Per l’”ultima pedalata” però papà Roberto ha voluto che suo figlio indossasse un completino da ciclista, nuovo, quello dei campioni: «È andato via con la bicicletta, speriamo che lassù gli serva per essere felice». In attesa di sapere la data del funerale che ancora non è stata comunicata, tutta San Lorenzo a Vaccoli si è stretta attorno alla famiglia Pardini. Ieri sera è stata organizzata una veglia di preghiera dalle suore della parrocchia della Divina Provvidenza che hanno riunito i giovani amici di Simone per ricordare quel ragazzo, morto troppo presto, in sella alla sua bicicletta.

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