Il Tirreno

Lucca

Severa, tegola sui Comuni Il privato chiede i danni

di Nicola Bellanova
Severa, tegola sui Comuni Il privato chiede i danni

La Sta vuole 516.000 euro per il mancato adeguamento della tariffa Tia È già stato emesso un decreto ingiuntivo, entro fine anno udienza a Firenze

3 MINUTI DI LETTURA





GALLICANO. Chi pensava che la liquidazione di Severa sarebbe bastata per chiudere la partita sul dissesto e l'azzeramento del capitale dell'ex gestore dei rifiuti controllato da soci pubblici, dovrà ricredersi. Presto, forse già entro la fine dell'anno, potrebbe abbattersi una tegola di non poco conto per le già disastrate casse di molti Comuni della Garfagnana.

La Sta, socio privato della società a maggioranza schiacciante di capitale pubblico, ha infatti deciso di riprendersi i 516.000 euro investiti (e persi) da circa dieci anni, ossia da quando ha rilevato le quote appartenute al Comune di Barga. Per ottenere soddisfazione del credito, è stata intentata una causa, che ha portato, nei giorni scorsi, all'emanazione di un decreto ingiuntivo recante intestazione del Tribunale di Firenze.

Entro la fine dell'anno, si terrà la prima udienza, che potrebbe di fatto compromettere bilanci ed equilibri dei Comuni debitori, che sono tutti i soci pubblici della Severa tranne Fabbriche di Vergemoli, uscita dalla compagine societaria prima che scoppiasse il bubbone.

Le motivazioni che hanno portato la Sta (colosso nazionale nel settore dell'ambiente) a chiedere il rimborso delle quote pari a circa il 5% del capitale della fu Severa comprese ricapitalizzazioni e aumenti di capitale, risiede nella mancata applicazione del meccanismo della Tia, e nella mancanza di piani industriali che prevedessero introiti derivanti da questo tributo.

Scelte, fatte a suo tempo dai soci pubblici, prese a maggioranza delle quote, ma che evidentemente non hanno soddisfatto i privati. Ergo, la STA potrebbe aver addossato ai Comuni la responsabilità gestionale del fallimento di Se.Ver.A. perché, i mancati introiti derivanti dall'utilizzo della Tia potrebbero aver portato costi aggiuntivi e quindi bilanci in rosso, che le successive ricapitalizzazioni non hanno eliminato.

Sicuramente i Comuni hanno scelto di non gravare sulle tasche dei cittadini e quindi tenere basse le voci di entrata nonostante gli aumenti dei costi di raccolta e smaltimento.

E ora, si è alla resa dei conti, con questo decreto ingiuntivo arrivato qualche giorno fa sul tavolo dei sindaci della Garfagnana.

Trattandosi di una società privata, vige il principio della responsabilità solidale. Quindi, teoricamente il socio creditore potrebbe rivalersi su uno o pochi Comuni e pretendere le somme dovute, e poi lasciare che il riparto sia affare tra tutti gli altri soci pubblici.

Si tratta, almeno da queste parti, della prima causa in assoluto che vede contrapposti, in un'aula di tribunale, dei soci pubblici e privati che hanno gestito un servizio pubblico. Qualcosa del genere era invece accaduto a Lucca, con una causa, poi finita con una transazione, fra il socio pubblico e il socio privato di Lucca Fiere.

Secondo le stime fatte dalla Sta, i 516.000 e rotti euro sarebbero i capitali messi in Severa da quando il Comune di Barga ha deciso di lasciare la compagine.

E quindi, se la vicenda dovesse andare per le lunghe a colpi di ricorsi ed eccezioni, la somma, comprendendo anche gli interessi di mora e le spese processuali, potrebbe crescere e non di poco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web