Sicurezza
Femminicidio, la vittoria nel nome di Vanessa: stop al rito abbreviato
La proposta di legge scaturita dalla battaglia di Maria Grazia Forli, mamma della ragazza uccisa, incassa l’ok della Camera
LUCCA. «Il rito abbreviato è una legge ingiusta, tutela l'assassino e non la vittima. Chiedo che vengano cancellati sconti e benefici per il reato di omicidio volontario, fatta eccezione per l'indulto». Risuonarono pesanti come pietre queste parole, il 12 dicembre 2014 nell’aula Mappamondo di Montecitorio, pronunciate da Maria Grazia Forli. Il suo fu l’ultimo intervento al convegno “Tutela delle vittime nel solco delle indicazioni europee”, organizzato dalla commissione giustizia della Camera presieduta da Donatella Ferranti.
In sette mesi un pezzo sostanziale di strada è stata fatta: ieri la Camera, quasi all’unanimità (col solo voto contrario di Sel e l’astensione di M5S), ha approvato la proposta di legge della commissione giustizia che pone uno stop al giudizio abbreviato per i crimini efferati, che mette fine al patteggiamento (sconto di un terzo di pena) per reati specifici come strage, omicidio premeditato o aggravato da sevizie, violenze sessuali o motivi abietti, tratta di persone, sequestro di minori o di persone con scopo di estorsione a cui consegue la morte dell’ostaggio. La proposta adesso passa all’esame (dopo la pausa parlamentare estiva) del Senato: se riscuoterà il suo assenso diventerà legge dello Stato.
E così la modifica di una legge in vigore dal 2000 trova le sue radici nel territorio lucchese, scaturisce dalla battaglia senza fine di una mamma - Maria Grazia Forli di Gallicano - che il del 7 dicembre 2009 salutò sua figlia Vanessa Simonini, di vent’anni, che usciva per trascorrere una serata con gli amici e la ritrovò, ore dopo, a notte fonda, ormai senza vita, strangolata e gettata sul greto del Serchio da un amico, Simone Baroncini di 35 anni, detto “il Pisa” perché viveva nella città della Torre, che le aveva fatto delle avances ma si era visto rifiutato.
Baroncini fu condannato all’ergastolo. In base alla legge potè chiedere (e ottenere) in primo e secondo grado il patteggiamento: la sua pena alla fine fu ridotta a sedici anni.
Maria Grazia Forli non ha mai desistito. Ha combattuto senza tregua, finché il suo grido di giustizia è arrivato a Raffaella Mariani, deputata garfagnina del Pd.
È grazie a lei in prima istanza che ha preso corpo la richiesta istituzionale di rivedere un beneficio previsto dal codice di procedura penale come quello contenuto nel l’articolo 438 (sul giudizio abbreviato).
«Alla pressante richiesta dei familiari delle vittime che hanno costantemente richiamato l’attenzione sulla necessità di un’applicazione certa della pena - dichiara oggi Raffaella Mariani - si è risposto con una scelta netta nella direzione della tutela delle vittime e delle parti offese da crimini efferati. È socialmente inaccettabile che a chi ha commesso un delitto feroce venga concesso, in modo meccanico, uno sconto di pena solo in virtù della scelta di un particolare rito processuale: cambiare su questo punto risponde a un principio di civiltà. Una legge che si colloca nel solco di un riassetto del sistema della giustizia».
La proposta di modifica, ricostruisce il responsabile giustizia del Pd Paolo Ermini, prende le basi da «una proposta di legge del deputato Nicola Molteni della Lega che puntava a eliminare il rito abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo. Non ritenevamo che la proposta così concepita fosse giusta e ci abbiamo lavorato partendo dal presupposto che il problema non era l’ergastolo ma il tipo di reato. Siamo arrivati a stilarne un elenco: da lì è nata la nuova proposta (condivisa anche dalla Lega, ndr). Mi auguro che anche il Senato la approvi».
La stesura della proposta di legge «è stata una scelta non facile - sottolinea Donatella Ferranti -. Alla fine abbiamo propeso per considerare i reati più efferati: il principio è che ci sono casi che necessitano di un processo. Non entriamo nel merito della pena, ma possiamo escludere uno sconto per casi di allarme sociale».
E poi ci sono le parole di Maria Grazia Forli, che non ha abbandonato la sua trincea, la sua battaglia in prima linea. «È una lotta che conduco da sei anni - afferma - e ho avuto la fortuna di essere portavoce delle mamme di tante ragazze uccise al convegno di dicembre 2014. Spero che anche il Senato approvi la proposta di modifica del rito abbreviato: non si può fare lo sconto a chi uccide».
«Ma - continua - non siamo ancora a quello che vorrei, e cioè la certezza della pena, vorrei che per gli assassini che compiono crimini efferati, che uccidono con premeditazione, fossero aboliti anche i benefici della legge Gozzini e altri sconti. Il primo via libera alla proposta di modifica della commissione è già una buona cosa, anche se la certezza della pena ancora non c’è. Sono contenta per l’avvenire, per Vanessa e tutte le ragazze uccise. La mia Vanessa è diventata un simbolo. E io continuerò a combattere».
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