Sicurezza
Abbigliamento Mencari, c’è l’okay al concordato
LUCCA. C’è l’okay del tribunale fallimentare presieduto da Giulio Giuntoli al concordato preventivo presentato dalla società «Mencari Giuseppe srl» con sede legale in via Stradone a Segromigno in...
LUCCA. C’è l’okay del tribunale fallimentare presieduto da Giulio Giuntoli al concordato preventivo presentato dalla società «Mencari Giuseppe srl» con sede legale in via Stradone a Segromigno in Piano e negozio di abbigliamento sul viale Europa a Lammari. L’omologa del concordato è prevista entro un anno e per i giudici sono sufficienti i proventi attesi dalla vendita del magazzino e delle attrezzature aziendali e la rinuncia al credito dell’immobiliare «MG sas di Mencari Giuseppe» per soddisfare la massa dei creditori con i privilegiati che riceveranno il 100% delle spettanze e i chirografari che comunque recupereranno almeno il 20%. Il tribunale ha nominato commissario giudiziale il ragionier Fabio Fazzi e l’assemblea dei creditori è stata fissata per il 19 novembre.
Una storia lunga 35 anni. Nel 1980 Giuseppe Mencari poco più che trentenne acquista dallo zio l’attività commerciale con vendita al pubblico di capi di abbigliamento e biancheria per la casa. La passione del giovane imprenditore porta il negozio a decollare e nel maggio 1999 Mencari decide di costituire con i figli Guido e Giacomo la «Mencari Giuseppe srl» diventando il legale rappresentante. Contestualmente tramite l’immobiliare acquista un ampio terreno edificabile formato da più fondi in viale Europa a Lammari dove costruisce un punto vendita offerto in locazione nel 2000 alla «Mencari Giuseppe srl».
La crisi economica. Tre i motivi principali che hanno portato al concordato preventivo: la politica dei prezzi al pubblico imposta dalle grandi case di abbigliamento, la concorrenza spietata dei centri commerciali, la crisi del settore effetto della contrazione dei consumi. Tutti gli sforzi per arginare la crisi e rilanciare le vendite risultano vani. Con la cessazione dell’attività i 9 dipendenti che storicamente hanno composto l’azienda sono stati licenziati contestualmente al deposito della domanda di concordato.
Stato patrimoniale. Al 9 marzo scorso il valore negativo del patrimonio è di -944mila euro e il passivo, con la cessione di attrezzature e di un furgone, dello stock di magazzino e della rinuncia a un credito di 121mila euro, è quantificabile in 553mila euro di cui 294 coperti da privilegio (187mila sono i debiti verso i dipendenti compreso il Tfr) e 150 relativi a crediti chirografari.
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