Sicurezza
Tutti a Lugliano alla ricerca della statua d’oro di Giano
La leggenda attira ancora oggi tanti visitatori nel paese da cui si domina la Valle Da non perdere il castello, il “sasso dell’impiccato” e la villa Politi ora in vendita
BAGNI DI LUCCA. Tutti a Lugliano alla ricerca del mitico tempio che conserverebbe una statua d’oro dedicata al dio Giano e seppellita per evitare che barbari e invasori la razziassero. Sulle tracce di questa leggenda, sono da sempre tanti i villeggianti di Bagni di Lucca che non perdono l’occasione per un’escursione a Lugliano, a 5 chilometri dalla cittadina. Un posto splendido, a 401 metri di altezza, un borgo di struttura medievale arricchito sulla somma da un bel castello e, nel cuore del caseggiato, dalla storica villa Politi, oggi di proprietà delle suore Barbantini che l’hanno messa in vendita.
«Non stupisce la leggenda sul tempio del dio Giano: tra le ipotesi sull’origine del nome Lugliano – informa il camerlengo della Vicaria Val di Lima Virgilio Contrucci, appassionato di storia locale – la più accreditata è quella che il nome derivi dal termine latino “Lucus Jani” a indicare l’insediamento sorto su un bosco che sarebbe stato sacro a Giano. Altri propendono per la tesi che Lugliano sarebbe la trasposizione del nome di un colono romano, Lollius, proprietario della terra della zona. Quello che è certo è che Lugliano si trova ricordato in una pergamena dell’Archivio arcivescovile già nell’anno 853. Fu feudo della famiglia Sufferdinghi, poi ceduto dall’imperatore Federico II di Svevia al Comune di Lucca».
A Lugliano, da vedere al Castello il misterioso sasso dell'impiccato, dove la leggenda narra che fossero eseguite le sentenze capitali appendendo ad esso i condannati “afinché morte non venga". La curiosità solo le gallerie che attraversano da una parte all'altra l'abitato di Lugliano, ancora visibili in alcune cantine del paese. A invitare i villeggianti a recarsi a Lugliano era già Arnaldo Bonaventura nel 1914. «Non sbagliava di certo – aggiunge Contrucci –. Il paese possiede anche un osservatorio meteorologico che fu istituito dal celebre Padre Cecchi. Da non perdere poi il giardino Politi, dove s'erge un frassino gigantesco, tra i rami del quale sta una specie di stanza con sedili, capace di oltre venti persone. Bonaventura ricordava poi che a a chi giunge sulla vetta del monte si mostrano due panorami, uno più bello dell'altro. Il primo è quello complessivo dei Bagni di Lucca, i due paesi del quale, il Ponte e la Villa, son collocati l'uno da un lato, l'altro dal lato opposto del colle, per modo che questo colle potrebbe dirsi, allungando amenamente l'endecasillabo dantesco, “ il monte per cui quelli del Ponte veder la Villa non ponno!”. L'altro panorama poi si vede più acconciamente dall'estremità del paese, ove si trova la chiesa, ed è quello della Valle del Serchio, che si allontana e si perde fino nelle vallate della Garfagnana inferiore, tempestate di paeselli graziosi».
Coloro che amano le più lunghe escursioni, giunti a Lugliano, possono poi proseguire per recarsi al Romitorio delle Pizzorne, posto su quelle montagne da cui nasce il torrente Pizzorna che finisce poi nella Lima. Si prende uno stradello assai stretto che, sempre salendo, conduce ad un luogo detto Falciprato. Da lì lo stradello comincia a pianeggiare e quindi è meno faticoso.
Al Romitorio si trova la chiesetta della Madonna della neve.
«Vi stava in altri tempi – scrive Bonaventura – un vero e proprio eremita, un buon cappuccino che ospitava i rari passanti e correva in soccorso di chi si trovasse in pericolo, quando le nevi cancellano ogni orma di guida, ogni indicazione di strada e, gelandosi, divengono assai pericolose. Raggiunta finalmente la vetta delle Pizzorne, buona parte della Toscana si svela allo sguardo: nel mezzo appare Lucca, rotonda, cerchiata dalle sue celebri mura; in lontananza disegna tra le brume Firenze; in fondo, brilla una striscia lucida e scintillante: il mare».
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