Il Tirreno

Lucca

Un indagato nell’inchiesta sul cane ucciso a Castellacci

di Luca Tronchetti
Un indagato nell’inchiesta sul cane ucciso a Castellacci

Un mese dopo la spietata esecuzione del cucciolo del medico della Nazionale primi riscontri sul presunto autore dell’atroce delitto commesso a S. Alessio

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LUCCA. Svolta in arrivo nell’indagine sulla barbara uccisione del cucciolo di 4 anni di American Staffordshire Terrier, il cagnolino del professor Enrico Castellacci, 64 anni, dal 2006 responsabile sanitario della nazionale di calcio.

La procura ha iscritto una persona sui 45-50 anni nel registro degli indagati con l’accusa di uccisione di animali. Conseguenza diretta del rapporto consegnato giorni fa dai carabinieri di Borgo Giannotti che in poco più di un mese hanno sentito una decina di testimoni e acquisito i filmati delle telecamere esterne alla villa di via Piana a S. Alessio dove da anni vive il professor Castellacci con la moglie Luisa Mazzarri e i due figli.

L’inchiesta è però lungi dal concludersi. Il magistrato dovrà delegare ulteriori accertamenti ai militari per avvalorare la tesi delle forze dell’ordine e trovare, se possibile, nuovi riscontri.

Nessuna ritorsione. Come già scritto in precedenza sulle colonne de «Il Tirreno» la ferocia spietata e inaudita nei confronti del canino non è legata in alcun modo all’attività professionale dello stimato traumatologo, tra i più noti e apprezzati in Italia. Nessuna vendetta, nessuna ritorsione, nessun dissapore legato al lavoro quotidiano del medico campione del Mondo nel 2006 con gli azzurri di Lippi. E non sono emersi nemmeno elementi che possano coinvolgere persone che in passato furono coinvolte nell’uccisione di altri animali da compagnia (cani o gatti). In sostanza nessun maniaco che si diverte con crudeltà indicibile ad ammazzare e massacrare animali più o meno indifesi.

Vietato abbaiare. Con ogni probabilità Thiago, il cucciolo di Amstaff ucciso, aveva una colpa che per il suo carnefice doveva pagare con la morte dopo una lunga agonia: abbaiava troppo. In sostanza, nella sua testa, disturbava chiunque passasse da quelle parti. Che fosse un vicino, un fornitore, un turista, un contadino. Già in passato il cane era stato preso di mira. Qualcuno gli aveva sparato con un fucile da caccia prendendolo di striscio. «Chi l’ha ucciso è una persona molto pericolosa» disse Castellacci al suo rientro in Italia dopo la partita degli azzurri contro il Portogallo.

La morte di Thiago. Chi lo ha massacrato domenica 14 giugno è riuscito ad agganciare il cucciolo alla rete di recinzione in modo da tenerlo fermo e a quel punto con un oggetto (forse un palo) acuminato lo ha trafitto. Una ferita transfossa con copiosa perdita di sangue.

Diverse ore dopo la moglie del traumatologo rientrando a casa ha visto il cane a terra ricoperto di sangue che nel vederla ha avuto persino la forza di rialzarsi e scodinzolarle intorno contento di rivederla. Inutile il ricovero nella clinica veterinaria di San Michele in Escheto.

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