Lutto
Morto folgorato a 15 anni, il ferroviere: «Li avevo avvertiti che c’erano pericoli»
Lucca: vano l’ammonimento del dipendente che aveva visto i ragazzi aggirarsi tra i vagoni della stazione prima della tragedia
PORCARI. Per loro era un gioco. Un modo per sentirsi più grandi della loro adolescenza. Arrampicarsi sui vagoni del treno merci fermo al binario 3 della stazione di Porcari - in attesa dell’arrivo della motrice da agganciare per poi trasportare il carico di carta a Roma - era il passatempo per vincere la noia e il caldo opprimente. Ma per Younes El Bouti, 15 anni, studente di terza media alla scuola Pea di Porcari e con la passione del calcio nelle vene, quella sfida è risultata fatale. È salito sopra una carrozza con l’agilità di un gatto, sfruttando i cavi di collegamento tra due vagoni. Lesto è arrivato in cima e si è alzato in piedi sul tetto del cassone. Sopra il treno passano i fili della tensione della linea ferroviaria. Non li ha toccati, ma è bastato avvicinarsi a 20-30 centimetri per restare folgorato. Un boato e un tonfo sordo. Pochi secondi per cancellare la vita di un ragazzo di quindici anni.
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Il testimone. Bernardino Micheletti di Lammari è l’ultima persona ad aver visto in vita il ragazzino che dal 2007 abitava in via 2 giugno, accanto alla stazione di Porcari, con la famiglia. Di lavoro fa il verificatore dei treni. Controlla che il convoglio sia apposto, che i freni siano okay e che tutte le componenti del locomotore, prima di ogni partenza, siano idonee per affrontare il viaggio. Alle 22.15 di martedì sera lui era in servizio a quel treno merci e ha visto i tre ragazzini di origine magrebina che probabilmente avevano percorso il sottopasso per giungere sino lì: «Erano sul marciapiede lungo un binario e si sono avvicinati al treno. - racconta ai carabinieri - Li ho sentiti ridere e scherzare. Poi uno di loro, non il ragazzo che poi è deceduto, si è messo ad arrampicarsi su un palo della luce accanto alla pensilina. Mi sono avvicinato e gli ho detto che correva il rischio di farsi male, che doveva scendere perché era pericoloso. Li ho invitati tutti e tre ad andarsene dai binari. Lì per lì ho creduto che mi avessero ascoltato tanto che mi sono allontanato verso la testa del convoglio per controllare i freni». E proprio in quell’istante che Micheletti sente prima un botto forte e poi un tonfo sordo. Si precipita a vedere cosa è accaduto e scorge sotto il binario il corpo senza vita di Younes folgorato da una scarica di 3000 volt: «Una scena terribile, che mi resterà impressa per tutta la vita». I suoi due amici scappano terrorizzati. Sono entrambi connazionali, uno è un vicino di casa. Sanno che per il loro amico non c’è più nulla da fare.
Nessuna inchiesta. I volontari dell’ambulanza della Misericordia di Montecarlo piombata alla stazione dopo la telefonata del verificatore al 118. Non possono far altro che constatare il decesso dello studente. Arrivano i carabinieri di Capannori che ascoltano Micheletti e nelle prossime 24 ore invieranno un rapporto all’autorità giudiziaria. Per il sostituto procuratore Enrico Corucci la morte del ragazzo è attribuibile a una tragica fatalità. Nessuna responsabilità di terzi. Nelle prossime ore verrà concesso il nullaosta per la sepoltura e la famiglia El Bouti ha fatto sapere di voler portare i resti mortali di Younes a Khoualka, la città del Marocco dove è nato e dove verrà sepolto. Lo studente che sognava di diventare calciatore lascia il padre Said, 51 anni, da 24 mesi disoccupato, la madre Fatna, 46 anni, casalinga, la sorella Touham, 24 anni e i fratelli maggiori Radouane, 26 anni e El Mehdi di 17.
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