Il Tirreno

Lucca

Giovane annega nel Serchio tradito da una buca profonda

di Luca Tronchetti e Andrea Giorgi
Giovane annega nel Serchio tradito da una buca profonda

L’amico lo ha visto scomparire. Vano l’allarme e l’arrivo dei soccorsi Il gruppo di ivoriani non sapeva nuotare, ma cercava refrigerio alla calura

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LUCCA. Scampa al Mediterraneo e muore nel Serchio. Era arrivato a Lucca da sei giorni. Uno dei profughi ospitati al campo d’emergenza della Croce Rossa alle Tagliate in attesa di essere portato in uno dei centri di accoglienza. Mamadou Bakayoko, originario della Costa d’Avorio dove aveva lasciato la madre e un fratello (una sorella maggiore vive in Francia, paese che il giovane voleva raggiungere per ricongiungersi a lei) avrebbe compiuto 33 anni il 10 ottobre. Sognava una vita migliore. Per arrivare in Italia aveva rischiato la pelle su una delle tante carrette del mare che partono dalle coste libiche e attraversano il Mediterraneo. E prima di raggiungere quella zona aveva attraversato una decina di paesi africani, alcuni alle prese con guerre civili, rischiando la vita. Mamadou è morto in un torrido pomeriggio estivo: annegato nel Serchio all’altezza del ponte di Monte S. Quirico, scivolato in una buca profonda quattro metri. Impossibile tornare a galla se non sai nuotare. E se nessuno si accorge, nell’immediatezza, che sei finito sott’acqua. Un destino crudele per Mamadou Bakayoko che era andato al fiume con l’amico più caro che lui chiamava «fratello» (in realtà non sono consanguinei) e altri profughi nordafricani ospiti della Croce Rossa. I richiedenti asilo non sono sorvegliati e possono allontanarsi dal campo. L’ivoriano e gli altri cercavano soltanto un bagno refrigerante per combattere l’arsura e i 38 gradi registrati poco prima delle 16, l’orario della tragedia.Inquietante analogia. Ventun giorni fa la stessa sorte toccò, sempre nel Serchio (sotto alla passerella pedonale di S. Alessio), a Sandun Hasala Perera Kuranage, 20 anni, un ragazzo cingalese che da tempo viveva a Nave con la famiglia. Anche lui non sapeva nuotare e in quel caso a tradirlo furono le correnti.

L’allarme. A dare l’allarme è stato proprio l’amico ivoriano che con Mamadou aveva attraversato l’Africa per arrivare nel nostro Paese. Stava rinfrescandosi nel fiume con lui seduto su una pietra quando a un tratto è sparito. Non è stato facile avvertire i soccorritori a causa dello «stentato» francese, unica lingua conosciuta. Sul posto sono piombati i vigili del fuoco con il nucleo soccorso acquatico. Che dopo una decina di minuti hanno trovato nel fondale a 4 metri di profondità il cadavere del giovane poco prima della cascata sotto il ponte di Monte San Quirico. Ai sub giunti da Livorno è toccato il compito di riportare a riva il corpo senza vita dell’africano. Sul posto anche la polizia che ha avvertito l’autorità giudiziaria. Nessuna autopsia è stata disposta visto che non ci sono responsabilità di terzi. E in queste ore la Croce Rossa sta cercando di contattare in Francia la sorella della vittima per concertare la data e il luogo dei funerali.

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