Sicurezza
Teme lo sfratto e sale sul tetto: «Mi butto»
Angoscia in viale Corsica a San Vito, poi i carabinieri riescono a convincerlo e lo aiutano a scendere
LUCCA. Sale sul tetto della casa popolare che teme di dover lasciare per tornarsene a vivere per strada e minacciato di buttarsi di sotto. Un gesto dettato dalla disperazione che per oltre due ore monopolizza l’attenzione della gente di viale Corsica a San Vito rimasta con il fiato sospeso e lo sguardo rivolto all’insù per capire le reali intenzioni di Paolo Vanni, 34 anni, disoccupato, una figlia di dieci anni. Ad evitare quel salto nel vuoto, quell’inutile gesto dettato dallo sconforto e dall’isolamento, è stato il maresciallo dei carabinieri Carlo Zingale, comandante della stazione di Borgo Giannotti. Il sottufficiale, che conosce da tempo il giovane padre, è salito dalla scala del lucernario sino alla copertura riuscendo a tranquillizzarlo, a ricondurlo alla ragione e aiutandolo a scendere sino al piano terra dove è stato caricato su un’ambulanza del 118 e trasferito all’ospedale San Luca per accertamenti sanitari. Il militare ha assicurato al disoccupato il suo interessamento nella soluzione del suo caso. È bastata la sua parola per farlo desistere dall’idea di porre fine alla sua esistenza.
La telefonata. Sono le 13,40 quando alla redazione de «Il Tirreno» arriva una telefonata: «Sono sul tetto al numero 217 di viale Corsica a San Vito. L’ufficio casa del Comune non vuol prendersi cura del mio caso. Non ce la faccio più: mi butto di sotto». Il tempo di riagganciare che il cronista avverte la centrale operativa dei carabinieri. In meno di dieci minuti una pattuglia del nucleo radiomobile e i carabinieri di Borgo Giannotti con il comandante in borghese sono sotto l’edificio dell’Erp. Con loro anche una squadra dei vigili del fuoco con l’autoscala. Il sole batte forte: la temperatura indica i 38 gradi. E in quel frangente inizia la trattativa tra il maresciallo e il giovane padre.
Il caso. Il disoccupato sa che a breve riceverà lo sfratto esecutivo. E ha paura. Non vuol andar via anche perché lì, ogni tanto, può ospitare la sua bambina. Con lui in quell’edificio viveva anche un’altra persona che ha trovato un altro alloggio. Teme di dover tornare a dormire alla Croce Verde. Il giovane padre è disperato. Vuol parlare con il sindaco, con l’assessore. Minaccia di buttarsi. Il maresciallo Zingale capisce che deve raggiungerlo sul tetto o potrebbe compiersi una tragedia. Così gli grida di non muoversi, entra nell’edificio e raggiunge la scaletta che dal lucernario porta al tetto. La percorre e una volta sopra si trova a tu per tu con il disoccupato che con il suo gesto dimostrativo vuol richiamare l’attenzione su di se e sui suoi problemi. Quaranta minuti di colloquio dove il militare, in versione psicologo, riesce pian piano a riportare alla ragione il giovane. Alle 16 l’incubo finisce.
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