Il Tirreno

Lucca

l’odissea di 50 frequentatori dei corsi

Abilitazione venatoria in alto mare

di Andrea Giorgi

Nessuna certezza sull’esame finale, aspiranti cacciatori bistrattati

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LUCCA. Mesi di ritardi, ed ancora non si hanno notizie certe sulle date della parte finale dell’esame per conseguire l’abilitazione all’attività venatoria.

A pagare le conseguenze delle pastoie burocratiche che condizionano quotidianamente la vita di chi ha a che fare con gli uffici pubblici sono, stavolta, circa 50 ragazzi che hanno diligentemente frequentato i corsi preparatori presso le associazioni di categoria ed affrontato con successo la prova scritta preliminare. Peccato però che solamente giovedì il consiglio provinciale abbia messo all’ordine del giorno la nomina del presidente della commissione incaricata di sostenere la prova orale e pratica finale, ultima tappa per riuscire finalmente a conseguire l’agognato patentino, e che le tempistiche con cui la neoinsediata commissione riuscirà a convocare i candidati siano tutt’ora incerte. Settimane e settimane di attesa che si sono quindi accumulate principalmente a causa del caos amministrativo che è seguito alla cancellazione delle provincie e al conseguente passaggio delle consegne dei vari uffici, in un rimpallo di competenze nel quale anche l’amministrazione stessa ha difficoltà a muoversi.

A denunciare questo stato di cose è Carlo Martinelli, presidente della sezione provinciale di Federcaccia: «Diamo atto all’assessore provinciale Santi di essersi sempre prodigato al meglio delle proprie possibilità per venire a capo di questa situazione. Purtroppo anche i suo sforzi sono sempre andati a scontrarsi contro il muro di gomma della burocrazia, che ha vanificato fino ad oggi ogni tentativo di venire a capo di questa situazione senza che a pagarne le conseguenze, anche economiche, siano gli utenti». Sul piatto, infatti, non si trova solamente il fastidio di dover studiare per mesi una materia senza sapere quando effettivamente si terrà l’esame. Ormai appare infatti molto probabile che gli aspiranti cacciatori arriveranno ad ottenere le condizioni di poter finalmente svolgere l’attività venatoria ben oltre l’inizio della stagione di caccia, dovendo però pagare per intero le tasse annuali che ammontano a circa 400 euro: «Il patentino – continua Martinelli - in sé non è ancora sufficiente per svolgere l’attività venatoria: successivamente gli aspiranti cacciatori dovranno ancora richiedere ed ottenere dalla questura il porto d’armi, affrontando una trafila di esami medici e prove pratiche che costerà loro circa un altro mese di tempo». Un percorso ancora tortuoso, quindi, che con ogni probabilità impedirà agli aspiranti cacciatori di esercitare l’attività proprio nel periodo migliore della stagione venatoria, vale a dire da settembre a novembre, obbligandoli pagare per intero l’annualità potendo però usufruire solo dei mesi peggiori, dicembre e gennaio. «La Federcaccia quindi – conclude Martinelli - ribadisce l’urgenza di giungere ad una soluzione di questa situazione in tempi rapidissimi, nella salvaguardia degli interessi dei candidati».

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