Sicurezza
Venduti i magazzini della manifattura tabacchi
Lucca, il complesso di via Filzi passa di mano per 1.320.000 euro al quarto tentativo. Rimane l’incognita su cosa realizzarvi. Apparteneva a una società di Fusi
LUCCA. Il tentativo buono è stato il quarto, quello che ha visto la vendita all’asta degli ex magazzini della Manifattura tabacchi fra di via Filzi, a due passi dalla Circonvallazione. Marco Tanini, il professionista fiorentino che ha seguito tutta la vicenda del fallimento della società Alfieri, mantiene il più stretto riserbo sugli acquirenti, visto che la procedura ancora non è conclusa: ci sono dieci giorni di tempo, infatti, per proporre eventuali rialzi.
Due sono, comunque, i punti fermi: si tratta di una società italiana e il prezzo dell’aggiudicazione provvisoria è di 1.320.000 euro, vale a dire la base d’asta. Che, comunque è inferiore di oltre la metà rispetto ai 2.700.000 euro che furono la cifra di partenza della prima asta, che ormai risale a novembre di due anni fa.
La Alfieri, società proprietaria del complesso, faceva parte della galassia dell’imprenditore pratese Riccardo Fusi. Che aveva presentato nel 2007 un piano per realizzare appartamenti e, in misura minore, uffici e spazi commerciali. Progetto poi bloccato dal Comune e dichiarato decaduto con la variante di salvaguardia del 2012. Non prima di finire al centro di intercettazioni telefoniche e di un incontro a palazzo Orsetti fra Fusi, l’ex coordinatore Pdl Denis Verdini e l’ex sindaco Mauro Favilla.
Se questo è il passato, il futuro si presente pieno di incognite, le stesse che hanno frenato l’interessamento di cordate societarie per gli ex magazzini. Il fulcro del problema è la destinazione urbanistica della zona. Al momento - come spiega anche la perizia allegata al bando di vendita - il regolamento urbanistico prevede per gli ex magazzini la possibilità della ristrutturazione edilizia con contemporaneo cambio di destinazione d’uso a residenziale, direzionale, commerciale, servizio o produttivo.
Ma - dato per scontato che il reale interesse possa essere soprattutto per la prima tipologia - tutto ciò si scontra con la saturazione delle volumetrie rispetto a quanto previsto da regolamento urbanistico e piano strutturale. In sintesi, il proprietario dell’area potrebbe sì decidere di chiedere il cambio di destinazione d’uso, ma difficilmente potrebbe ottenere il via libera dal Comune. Certo, le condizioni possono cambiare. Perché alla fine l’interesse della società che subentra alla Alfieri potrebbe non essere spostato sul residenziale, ma prevedere altri utilizzi.
E perché - ma si tratta in questo caso di scenari di più lunga gittata - possono cambiare anche gli strumenti urbanistici del Comune. Certo è che anche per un utilizzo “minimo” (ad esempio come capannone) i magazzini hanno bisogno di ingenti lavori per la messa in sicurezza della zona, in modo da garantire almeno l’agibilità delle strutture.
Non sono mancati, negli ultimi anni, le voci che hanno ipotizzati vari scenari per questa zona. Una delle più “tranchant” è stata quella dell’assessore all’urbanistica Serena Mammini che aveva ventilato la possibilità di una demolizione per realizzare nuovi servizi per il centro storico.
L’ex sindaco Pietro Fazzi, invece, aveva proposto che il Comune acquistasse l’area per realizzarvi un polo scolastico che comprendesse il liceo scientifico Vallisneri, l’istituto tecnico Fermi e il professionale Giorgi.
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