Sicurezza
La gente scrive sui libri bianchi: «Eri un grande lottatore»
di BARBARA ANTONI Un libro dopo l’altro, dalla chiesa piccola di San Martino in Vignale alla chiesa maestosa di San Michele in Foro. Quanti nomi, quanti pensieri sui libri bianchi lasciati all’emozion...
di BARBARA ANTONI
Un libro dopo l’altro, dalla chiesa piccola di San Martino in Vignale alla chiesa maestosa di San Michele in Foro.
Quanti nomi, quanti pensieri sui libri bianchi lasciati all’emozione dei visitatori. C’è chi ringrazia, chi saluta Fratel Arturo Paoli, chi gli dice arrivederci. Tanti sono nomi anche di personalità note, nella sfera della politica, della pubblica amministrazione, della cultura
«Gracias por tu testimonia profetica y tu opera por los pobres de America Latina», gli lascia scritto Jorge.
«Perdonami per non aver seguito il tuo consiglio, il tuo spirito di grande lottatore», è il pensiero impresso sulla pagina bianca di una donna.
Commuove leggere questi pensieri e commuove capire cosa la morte di Fratel Paoli - e prima ancora la sua opera in vita - siano riusciti a smuovere.
Tanta parte dei saluti, dei pensieri, delle espressioni d’affetto vergate a penna sulle pagine del libro bianco vicino all’ingresso di San Michele sono di persone che vengono da paesi molto lontani. Il Cile, il Messico (Mexico), il Brasile.
Sono arrivati in tutta fretta, hanno affrontato ore di viaggio, solcato cieli e mari per migliaia di chilometri pur di dare l’ultimo saluto a Fratel Arturo. Sono arrivate famiglie intere - babbo, mamma e figli al seguito - e in apparenza sembrano turisti. Poi li senti parlare e capisci che invece sono volati a Lucca per un motivo molto più profondo.
Si intrecciano tante lingue nell’aria caldissima davanti e dentro San Michele. Ad un certo punto, sono da poco passate le cinque del pomeriggio, nella chiesa cala però il silenzio. È il momento in cui - dopo una breve preghiera - il feretro viene sigillato. E i presenti salutano per sempre il frate ultracentenario con il saio bianco. Ciao, campione degli ultimi.
Dì lì a poco il feretro arriverà in Cattedrale, dove gruppi organizzati di fedeli in fretta e furia hanno perfino preparato foto di Fratel Paoli e libretti per la messa da distribuire. «In realtà sono canti», spiegano due giovani di origini sudamericane. Sì, l’addio a Fratel Paoli è un canto, è gioia. Perché lui, dicono i due giovani all’entrata, «vive ancora».
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